Contemplando la grotta delle fate

In Falterona, alla ricerca della Grotta delle fate

Esiste alle pendici Nord-Ovest del monte Falterona un luogo magico dove un giorno, chissà come e chissà da dove, è arrivato un grande cono d’oro che, si è scoperto poi, altro non era che un palazzo di fate del bosco.

L’escursione per raggiungerlo è breve e semplicissima in estate, quando vale la pena di salire fin quassù in cerca di refrigerio, ma io voglio proporla nella sua veste più magica e affascinante, d’inverno e con la neve; il percorso è comunque breve e facile e in mezz’ora o poco più si raggiunge la magica costruzione
Anche in condizioni innevate il percorso resta comunque facile e senza alcun pericolo, per quanto ovviamente richieda un abbigliamento consono alle condizioni.

Il sentiero con la neve ha tutto il fascino di un percorso nel bosco d’inverno: torrenti attraversati da ponticelli di legno, la neve vergine di un sentiero poco utilizzato in inverno, enormi massi dall’aspetto magico, una bella foresta lasciata selvaggia, come i tronchi caduti degli alberi morti testimoniano, e naturalmente la casa delle fate.
Siamo nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e la biodiversità è evidente, dalle numerose specie di alberi e arbusti alle impronte degli animali sulla neve (cinghiali, daini, cervi, lepri, donnole, volpi, persino i lupi).

Come arrivare
Sia provenendo da Nord (Mugello) che da Sud (Valdisieve) si raggiunge Dicomano e si prosegue per San Godenzo lungo la SS67 direzione Forlì; dalla Romagna, ovviamente, prendere la SS67 in direzione Firenze sempre fino a San Godenzo. Da San Godenzo seguire le indicazioni per Castagno d’Andrea, un grazioso paesino di montagna purtroppo deturpato, per fortuna solo parzialmente, dalla speculazione edilizia.
Proseguire un paio di chilometri lungo la strada fino al primo tornante verso destra, dove volendo si può lasciare l’auto (spiazzo sterrato al gomito del tornante) o poco più su in corrispondenza di una bella fonte perenne. A oggi la strada è interdetta al traffico veicolare a questa altezza a causa di una frana.
Da qui proseguire a piedi lungo la strada per un paio di centinaia di metri fino ad incrociare sulla destra i ben evidenti cartelli per il sentiero 18A e la Grotta delle Fate.

Il percorso
Si segue inizialmente il sentiero 18A superando un primo guado semplice (ma gli scarponi impermeabili possono fare comodo) e poi un vivace torrentello grazie a un ponticello di legno. Il sentiero prosegue facile diventando dopo un breve tratto il 18 (segni bianchi e rossi), attraversa un boschetto di abeti e ontani e dopo una brevissima salita raggiunge, sulla sinistra, uno spazio che spesso in autunno ed inverno si allaga trasformandosi in un piccolo laghetto temporaneo. Qui, tra i massi di un’antica frana, c’è la casa delle fate. Fino a qui 40 minuti.
Il sentiero corre a ridosso dello scosceso versante del monte Acuto e d’inverno non vede quasi mai il sole. Se volete raggiungere un poso assolato dove giocare con la neve suggerisco di continuare ancora lungo il sentiero 18 per un tratto breve ma un po’ più in pendenza, mai problematico ma comunque un po’ più difficile del precedente tratto, potremmo dire che ora si tratta di una vera piccola escursione di montagna.
Si sale costeggiando il torrente fino a superare una cascatella oltre la quale il paesaggio si apre in una larga spianata, ben innevata d’inverno e assolta sin dalla tarda mattinata. Dalla grotta delle fate 30 minuti circa.
Per il ritorno seguire il percorso dell’andata.

Cose da fare
Se c’è neve, non mancheranno le impronte da riconoscere; spesso gli animali seguono i sentieri degli uomini, il che rende più facile seguirne le tracce.
Giocare con gli enormi massi delle paleofrane, tutti diversi e affascinanti.
Cercare la casa delle fate tra le rocce.
Giocare con la neve scaldata dal sole.

Favole e leggende
Si racconta che più di 700 anni gli abitanti di Castagno d’Andrea si accorsero che tutte le notti un enorme caprone nero correva su e giù per le ripe del monte Falterona e del monte Acuto, scalciando contro le rocce, rivoltando neve e terra, scavando con il muso e le corna. Non c’era modo di dormire la notte con tutto quel baccano di cornate e colpi, rocce sconquassate, sbuffate di caprone. Tutte le mattine all’alba il caprone spariva saltando oltre il crinale, lasciando dietro di se smottamenti e devastazioni.Non passò molto tempo che questo continuo rivoltamento provocò una gigantesca frana: la terra e le rocce quasi riempirono un lago chiamato Gorga Nera che ancora oggi esiste sulle pendici del Falterona, e le cronache raccontano di orribili pesci neri che uscirono dall’acqua e si sparsero sul terreno circostante. Orribili ma… buoni da mangiare, come si racconta ancora oggi.
I fanghi che calarono nel torrente scesero da qui al fiume Godenzo, e da questo sporcarono il fiume Sieve che a Pontassieve gettò in Arno tutto il suo contenuto di sabbia e fango; si racconta ancora oggi che a Firenze le donne non poterono lavare i loro panni nel fiume per mesi.
“E il caprone che fine ha fatto? “ mi ha chiesto mia figlia, e io, guardando le ripe in alto con sguardo sospettoso “chissà, a volte si vede ancora scorrazzare tra quelle rocce”. Lei ha rovistato tra le rocce con lo sguardo per un po’, poi ha risposto “per punizione mandiamogli cento bebé come la sorellina e vediamo cosa fa!”. E da lì è nata una lunga storia che non so a raccontare, perché il bello di queste storie è che ognuno ha la sua.

Dove finire la giornata
Osteria Il Rifugio, a Castagno d’Andrea, gentilezza proverbiale e cucina casareccia in un ambiente che più familiare e accogliente non potrebbe essere. Il tutto per prezzi davvero amichevoli. In paese è ben noto anche un piccolo birrificio artigianale chiamato Conte di Campiglia, da non perdere soprattutto d’estate.
Castagno d’Andrea è famoso anche per aver dato i natali ad Andrea del Castagno, pittore del ‘400, e per aver ospitato Pietro Annigoni, pittore del ‘900 di cui si conserva un famoso dipinto nella chiesa locale.