Le Balze del Valdarno

Guglie e pinnacoli come nei canyons: le Balze del Valdarno

Leonardo da Vinci scriveva del Valdarno: “Questa valle, dove li fiumi han consumato tutta la terra portata dall’acqua, e in fra essa terra si vede le profonde segature dei fiumi che quivi son passati”. Qui esistono due mondi fatti di case e paesi, vigne e campi coltivati: uno in alto, sull’altopiano non ancora eroso, e uno in basso. A separarli, un paesaggio lunare, quasi una piccola Monument Valley di sabbie e argille, fatta di guglie, picchi, pareti scoscese, creste affilate: sono le Balze del Valdarno.
Per esplorare questo strano mondo che affascinò il grande Leonardo (che, si dice, lo ritrasse anche nella sua Gioconda) un facile sentiero ad anello parte e torna a Castelfranco di Sopra, spingendosi al centro di questi affascinanti canyons.

Il sentiero
Il sentiero ad anello è in realtà costituito da due percorsi: il Percorso delle Fossate, che attraversa una delle zone più suggestive delle Balze, e il percorso dell’Acqua Zolfina, chiamato così per una bella sorgente di acqua sulfurea che emerge dalle sabbie.
I percorsi sono ottimamente segnalati, una tabella ogni tanto segnala la propria posizione sul tracciato. Dato che si cammina su sentieri larghi e comodi o su strade sterrate, e dato che il dislivello è molto ridotto con la maggior parte del percorso in piano, il percorso è particolarmente adatto ai bambini.
Si parte dalla porta orientale del paese di Castelfranco di Sopra dove un cartello illustra l’intero percorso in maniera minuziosa. Attenzione alle distanze che nel cartello sono un po’ sottovalutate: entrambi i percorsi sono lunghi un po’ più di 2km, per una lunghezza complessiva dell’intero giro di circa 5 km.

Dal cartello si segue una strada asfaltata che dopo poco diventa sterrata e quindi un sentiero seguendo il piccolo torrente che, in decine di migliaia di anni, ha scavato le guglie e le pareti che già ci circondano.
Dopo un po’ il sentiero si apre e conviene seguire la breve deviazione del podere Castellina per ammirare le balze da un belvedere davvero unico, oltre che godersi un po’ di riposo sul grande prato.
Tornati al percorso si prosegue lungo una strada sterrata, assolata e probabilmente infernale in piena estate. Dopo un primo tratto il percorso torna su sentiero nella vegetazione. Qui che si incontra la sorgente dell’Acqua Zolfina, da cui scaturisce acqua ottima da bere se non si fa caso al caratteristico odore di uova marce che emana dalla patina bianca di zolfo.
Da qui con una breve salita si torna alla strada e quindi a Castelfranco.
Con i bambini considerare 2,5 ore senza grandi pause.

Il Valdarno di 2 milioni di anni fa
Piazziamo una macchina del tempo proprio a Castelfranco e giriamo la manopola fino a 2 milioni di anni fa. Usciamo dalla macchina e subito di accoglie un’aria calda e umida, pesante. Zanzare e mosche ronzano ovunque a migliaia e il gracidare delle rane riempie l’aria.

Ma tra questi suoni conosciuti iniziamo a sentire dei richiami per niente familiari da queste parti. Sono barriti di elefanti, muggiti di bufali e rinoceronti, richiami di ippopotami, urla di scimmie bertucce. Ci guardiamo intorno e vediamo un grande lago, non tanto profondo, infatti qua e là spuntano isole di canne palustri. Sulle rive pascola una fauna che ricorda quella africana, insieme ad altri animali che ci sembrano più familiari, come cervi e cavalli, castori e orsi. E’ pericoloso stare qui perché dove abbondano gli erbivori ci saranno certamente i predatori: e infatti ecco avanzare nell’erba alta la tigre dai denti a sciabola, micidiale macchina da predazione e degna concorrente dei branchi di lupi qui intorno.
Ci sono anche gruppi di iene che normalmente si accontentano delle carcasse che abbondano su queste sponde. Molti di questi scheletri di animali saranno sepolti dal fango: inizierà così quel raro e affascinante processo che trasforma le ossa in fossili e ci restituisce, dopo milioni di anni, la testimonianza del mondo passato.
Non ci sono uomini, neppure nelle loro forme più primitive: arriveranno molto più tardi, quando il lago non ci sarà più e farà molto più freddo, e i torrenti che scendono dal Pratomagno sempre innevato avranno già iniziato a scavare le Balze.
Il museo di Paleontologia di Montevarchi, piccolo ma ben fatto, raccoglie molti dei fossili rinvenuti qui in Valdarno. Si tratta di un museo particolarmente adatto i bambini che qui possono provare ad accendere un fuoco o macinare il grano come si faceva nel neolitico.
Il pezzo più entusiasmante del museo è una lastra di roccia eccezionale: si tratta del pavimento di una tana di iene che qui hanno raccolto, forse per secoli, i resti del loro pasti: le ossa di un numero incredibile di animali, quasi tutti gli abitanti del Valdarno di 2 milioni di anni fa. Il fossile più famoso invece è il gigantesco elefante, vanto del museo, che ci accoglie giusto all’ingresso, come un amico che ci da il benvenuto.