La casa degli hobbit

Sentiero delle burraie di Santa Brigida, le case dei nostri hobbit

Esistono tutt’oggi alcune antiche burraie lungo i pendii della Montagna Fiorentina e sembrano casette di hobbit: sono per metà interrate e un tutt’uno con il bosco, abbastanza basse da doversi piegare per passare sotto l’arco d’ingresso, hanno una bella facciata in pietra da cui esce sempre un ruscelletto, che è l’anima stessa della burraia. All’interno l’occhio impiega un po’ ad abituarsi all’ombra fresca, per poi iniziare a scorgere le piccole fonti da cui scaturisce l’acqua che riempie la piccola sala con il suo gorgoglìo. Da un lato ci sono le vasche piene d’acqua fresca, dall’altro un lungo ripiano con una canaletta nel mezzo su cui scorre di continuo un rigagnolo; qui sopra venivano posti i pani di burro e le caciotte, l’ombrosa frescura avrebbe pensato a conservarli anche durante i caldi mesi estivi.
Oggi queste burraie sono state rimpiazzate da più pratici e meno romantici frigoriferi ma un gruppo di entusiasti volontari li ha pazientemente ripristinati restaurando non solo la struttura ma anche i ruscelletti che li alimentavano.
A 15 chilometri da Firenze undici splendide burraie sono state restaurate e raggiunte da un sentiero ad anello che, partendo dal paese di Santa Brigida o dal suggestivo santuario della Madonna del Sasso, le esplora tutte in 16 km di percorso mai difficile. L’area è inoltre attraversata da una rete di sentieri CAI ottimamente segnati e mantenuti, consentendo di limitare la lunghezza delle escursioni.
Il santuario merita sicuramente una visita: fu costruito dopo che, nel 1484, due umili pastorelle annunciarono di aver veduto la Vergine in piedi su di un sasso che, da quel giorno, divenne sacro ed è tutt’oggi conservato all’interno della chiesa.
All’esterno della chiesa un bel loggiato rinascimentale porta a un bellssimo prato, ideale per i bambini più piccoli perché circondato da alti e sicuri muretti; da qui si gode una delle viste più belle di questa parte della Toscana.
Quanto alle escursioni con i bambini questa area regala un ambiente di bassa montagna, ben esposto a Sud e dunque ottimo per le prime passeggiate invernali. Le pendici di Poggio Ripaghera sono ammantate di boschi di lecci, castagni e faggi; una rete di torrentelli scende a pettine lungo i versanti arricchendo questi sentieri di fonti e sorgenti dove l’acqua non manca mai. E naturalmente, ogni tanto nel mezzo al bosco spunta una burraia.

L’escursione
Le possibilità di escursioni sono tantissime, e tutte ben visibili nella carta del parco (qui e anche qui). Noi abbiamo scelto una breve escursione adatta ad un picnic di fine inverno, che raggiunge due delle più belle e meglio conservate tra le burraie, Nannarino e Fonterinalda.
Da piazzale del santuario della Madonna del Sasso si inizia a salire girando dietro l’edificio per poi imboccare il sentiero CAI numero 2. Il percorso è vario e mai difficile, fattibile con un po’ di attenzione anche per i bambini più piccoli, qualche facile roccetta da superare assicura un po’ di facile avventura. Dopo un piccolo guado il sentiero inizia a salire abbastanza decisamente ma dopo un quarto d’ora si è già all’imbocco del sentiero delle burraie vero e proprio, segnalato da cartelli. Sulla sinistra, in 5 minuti si raggiunge la burraia Nannarino.
Tornando sui propri passi si prosegue, prima in piano e poi ancora in salita, per una ventina di minuti fino a raggiungere la burraia Fonterinalda; lo spiazzo intorno è attrezzato con tavolini per pic nic, e l’acqua fresca e pulita certo non manca. Se non si vuole tornare per lo stesso percorso è possibile proseguire il sentiero delle burraie prima in quota, poi in discesa, fino ad un’altra burraia ottimamente conservata, quella di Bacìo (che non è bacio, ha l’accento sulla i e significa “all’ombra”).

Storie del Sasso
C’era una volta una terra lontana. I Latini la chiamavano Ibernia senza peraltro averla mai vista, in quanto in quelle lande piovose e selvagge, dove la gente si scaldava bruciando la terra, nemmeno l’Impero Romano aveva mai osato mettere piede. Tra quelle brughiere fredde, tra quelle nebbie animate da inquietanti esseri leggendari, risiedevano piccole comunità di monaci, a dire il vero abbastanza diversi da ciò che noi associamo a questo nome: un po’ eremiti cristiani e un po’ druidi celtici, eredi della nuova spiritualità cristiana ma anche degli antichi riti dei Celti, dei Pitti e degli Scotii.
Noi oggi conosciamo la loro terra con il nome di Irlanda.
Tanti secoli fa, da quelle verdi colline circondate di paludi, un giorno alcuni monaci poco più che ventenni presero ad incamminarsi verso Sud. Attraversarono il mare, a quel tempo infestato di drakkar, le navi vichinghe che solcavano i mari del Nord; con coraggio attraversarono foreste e montagne camminando lungo le vecchie strade romane, ormai abbandonate, rischiando ad ogni passo di cadere nelle mani dei predoni e nel bel mezzo di una fratricida guerra feudale; attraversarono le Alpi, selvagge e infestate di lupi, orsi e tribù assassine come non lo erano mai state nei secoli precedenti; finché finalmente raggiunsero la loro tanto desiderata meta, Roma, la Città Santa.

Dopo aver visitato sostato nei mille luoghi sacri della Città i giovani monaci decisero di tornare indietro, ma il viaggio era lungo insidioso, e ogni sosta lungo la via era un invito a fermarsi in questa terra dolce che era l’Italia.
Il primo di loro, un certo Donato, decise così di restare vicino Fiesole, e tanto disse e tanto fece che anni dopo ne era diventato addirittura il Vescovo. Un altro giovane monaco, Andrea, capitò sempre da queste parti dopo che un un’orda di Ungari, barbari simili agli Unni e provenienti dalle steppe dell’Asia centrale, avevano assediato e distrutto un convento nelle vicinanze: Andrea aiutò a ricostruirlo, e nel frattempo visse in questi boschi, da umile eremita. La tradizione vuole che una delle grotte del Sasso fosse proprio il suo giaciglio di pietra e ancora oggi è possibile vederlo nella cripta della chiesa della Madonna del Sasso. Anni dopo anche Andrea andrà a Fiesole ad aiutare il suo amico e compaesano Donato.
Questi luoghi dovevano una attrattiva speciale per quei monaci irlandesi se pochi anni dopo una monaca si fermò al paese appena sotto. Si chiamava Brigida e dette il nome al paese, Santa Brigida: a lato della chiesa si conserva ancora la grotta eremitica della santa che, si dice, fosse la sorella di Andrea; il percorso per arrivarvi è custodito dalle misteriose statue di Pietro Montini, un singolare sagrestano vissuto centocinquanta anni fa.