il fiume Cecina

Le piscine naturali del fiume Cecina

A guardarsi intorno si direbbe che queste vallate non siano cambiate poi tanto dai tempi dei Kaiknas, una potente famiglia etrusca originaria della vicina Velathri (l’odierna Volterra) che signoreggiavano su queste terre e che lasciò in eredità il nome al fiume Cecina. L’entroterra della Val di Cecina, analogamente alla adiacente Val di Cornia, è una delle zone più selvagge e intatte della Toscana: non ci sono rifugi e sono scarsi i sentieri segnati, i centri abitati sono piccoli e isolati, la natura è da quasi due secoli assoluta padrona dimostrando una notevole ricchezza di animali e piante.
Questo percorso è breve e facile, adatto a tutti e abbastanza ben praticabile dai passeggini (a patto di portarlo a mano attraverso il guado iniziale); ciò nonostante consente di addentrarsi nella Riserva Naturale di Berignone-Tatti dal suo ingresso più accessibile.
La foresta di Berignone-Tatti è ammantata da una macchia mediterranea di leccio, corbezzolo, ginepro, lentisco, mirto, acero campestre e maestose querce; qui vivono cinghiali, caprioli, mufloni, istrici, tassi, e persino lupi, uccelli rapaci notturni e diurni.
Ma il protagonista indiscusso di questa escursione sarà il fiume Cecina, con le sue piscine naturali e le sue affascinanti leggende.

Come arrivare
Seguendo la strada da Saline di Volterra a Pomarance, a circa 5 Km da Saline di Volterra (oppure 6Km da Pomarance) si svolta verso sinistra (per chi proviene da Nord) seguendo le indicazioni per il Masso delle Fanciulle. Da qui inizia una lunga strada di campagna che attraversa caratteristiche colline argillose, costeggiando il fiume Cecina per circa 6Km. Quindi si lascia la strada asfaltata e il percorso si fa sterrato e anche abbastanza sconnesso: dopo 300 metri si raggiunge una ampia area di sosta ma volendo si può evitare l’ultimo sconnesso tratto e parcheggiare prima (come ho fatto io).
Dal parcheggio inizia il percorso pedonale: si guada il fiume Cecina che in estate non crea davvero nessun problema, tanto che qualcuno si azzarda a traversare in macchina fino al parcheggio sull’altra sponda (ma attenzione: in mia presenza un’auto di piccola cilindrata è uscita dal fiume solo grazie al duro lavoro di un gruppo di ragazzi!). Usciti dal guado inizia una comoda strada sterrata, ben praticabile da passeggini. Dopo circa 400 metri inizia il parco vero e proprio: la strada resta comoda e ampia, benché a questo punto interdetta anche agli incalliti automobilisti che abbiano guadato col loro mezzo, e prosegue prima tra campi e cespugli di rovo, seguendo una fila di querce, poi in un bel bosco di lecci.
Il Masso delle fanciulle compare all’improvviso sulla destra, sull’altra riva del fiume: un pinnacolo di scura roccia ofiolitica a strapiombo sull’acqua; di fronte, una bella spiaggetta di ciottoli chiari.
Da qui la strada sterrata diventa sentiero vero e proprio e proseguire su 4 ruote non è davvero più possibile; anzi, in alcuni punti è bene fare attenzione ai bimbi più piccoli: si segue infatti il cosiddetto “gorile del Mulino di Berignone”, un antico canale in parte in muratura e in parte scavato direttamente nelle rocce scure, che corre sospeso a un metro sul fiume. Il sentiero porta al Masso degli Specchi, altra affascinante serie di piscine naturali, e più sopra all’antico sbarramento, per poi proseguire non so per dove.
Complessivamente il sentiero richiede circa una mezz’ora con bambini per arrivare al Masso degli Specchi.

Cosa fare
Anche se nelle calde giornate d’estate arrivare fin qui può comportare un certo sforzo, soprattutto nel primo tratto di percorso fuori dal bosco, un tuffo in queste stupende piscine naturali è un piacere impagabile: il fiume scorre in una gola ricoperta da macchia mediterranea; l’acqua è pulita e ricca di pesci, la sua temperatura è più che accettabile; le spiaggette non sono mai affollate e, devo ammettere, nonostante l’alta stagione non ho trovato una sola immondizia che rovinasse questo ambiente incontaminato.
In alcuni punti il fiume scorre su un letto basso e ampio dove i bambini possono sguazzare senza pericolo; in altri tratti, nei pressi dei due massi, il letto si approfondisce creando belle pozze profonde più di due metri anche nella stagione più secca.
Per conoscere meglio le possibilità offerte da questi luoghi invito alla consultazione di un bellissimo sito gestito da amatori di Pomarance, “La Carrozza der Gambini”.
Prima di tornare a casa ricordiamoci che siamo in una delle zone più belle della Toscana.
Potremo guidare tra le colline che hanno reso famoso il paesaggio toscano, oppure visitare i soffioni, le emissioni di vapori provenienti dalle profondità della terra.
Ma naturalmente la metà più preziosa resta Volterra: qui restano vive tracce dei suoi tre millenni di storia, in particolare la celebre porta ad arco etrusca. Al Museo Etrusco Guarnacci non troverete la lapide dei kaiknas (che è conservata al Museo del Louvre) ma ammirerete comunque capolavori unici dell’arte etrusca come le misteriose “ombre della sera”. Inoltre, ovunque in città, potrete acquistare pezzi di artigianato locale fatto in alabastro, una morbida pietra pregiata tipica di queste zone.

Storie e leggende del Masso delle Fanciulle
C’è una storia che da il nome al Masso delle Fanciulle, una storia un po’ triste che racconta di un passato violento. C’erano una volta due cugine molto belle e molto dolci; le due erano anche molto amiche e passavano spesso il loro tempo presso un grande masso a ridosso del fiume. Da qui badavano alle loro pecore e i loro canti si aggiungevano a quelli degli altri pastori intonando gioiosi stornelli d’amore. Gli animali del bosco accorrevano incantati presso il grande masso e perfino gli uccelli si fermavano ad ascoltare le voci armoniose che risuonavano nella valle. Purtroppo si fermava ogni giorno anche un vecchio lupo mannaro che si era invaghito delle due fanciulle. Un giorno, non contentandosi più di udirle e di guardarle di nascosto, balzò sulle due fanciulle e cercò di azzannarle. Spaventate a morte le due cugine tentarono di sfuggirgli, arrampicandosi in cima alla grande roccia, ma in un balzo il lupo le raggiunse. Allora le fanciulle non potendo più scappare si presero per mano e si gettarono nelle acque del fiume. Il fiume Cecina, impietosito, trasformò le due fanciulle in ondine di acqua; così portate dalla corrente fuggirono dalle bramosie del famelico mostro, allontanandosi per sempre.
Altre storie sono ben più vicine a noi: nei lunghi anni della Seconda Guerra Mondiale questo tratto di fiume è stato testimone delle azioni della resistenza contro le truppe nazifasciste; proprio nei pressi del Masso ebbero luogo alcuni degli scontri più cruenti di queste zone; il Masso era infatti un punto strategico di vedetta su cui i partigiani a turno montavano la guardia, per cui i tedeschi regolarmente tentavano di prendere il controllo di questa postazione.