Le fumarole di Sasso Pisano

Fumarole, soffioni e putizze nel parco geominerario di Sasso Pisano

La terra su cui camminiamo ci appare sempre così immobile e silenziosa che non possiamo fare a meno di restare a bocca aperta se capita di incontrare una collina che sbuffa, una roccia che fischia, o un bosco che fuma e sputa acqua e vapori.
Convinti che solo il Sole possa scaldare la terra rimaniamo disorientati avvertendo un calore intenso provenire dalle rocce sotto le nostre scarpe.
Nella Toscana meridionale la crosta terrestre è sottile e fratturata; il magma, cioè la roccia fusa su cui tutta ls crosta terrestre galleggia, è abbastanza vicino alla superficie da riscaldare a centinaia di gradi le falde acquifere presenti nel sottosuolo, trasformando l’acqua in vapore e arricchendola di minerali.
Il vapore risale verso la superficie e a volte fuoriesce tramite fratture nella roccia generando pennacchi di fumo bianco che soffia sibilando da piccole fessure nel suolo: sono le fumarole, ma quando la loro pressione è enorme e il soffio imponente sono detti soffioni.

In alcuni casi il vapore non trova un condotto e finisce per emergere dal terreno un po’ ovunque, come se la terra fumasse; qui la terra è calda, argillosa e ricca di minerali di zolfo e di boro, nessuna pianta riesce a crescerci: sono le putizze.
A volte l’acqua esce allo stato liquido, ma caldissima, ribolle di continuo come se una fuoco bruciasse perennemente sotto di loro: sono i lagoni, detti così anche se si tratta di piccoli stagni o modeste pozzanghere.
Alla fine del percorso si possono osservare anche alcune biancane, piccole cupole di argilla satura di sali e completamente sterili: anche qui nessuna pianta riesce ad attecchire.

Il sentiero
Dopo un recente restauro da parte dell’Enel il percorso del geoparco delle fumarole di Sasso Pisano e delle biancane è stato attrezzato con scalini e corrimano nei tratti più scivolosi. Il sentiero è sempre ben tracciato ed è impossibile perdersi, sia per i segni sugli alberi sia perché incastrato nella fitta macchia mediterrnea. Di quando in quando il percorso si apre sulle putizze, aree di terreno argilloso dove il calore e i vapori solforosi non consentono ad alcuna vegetazione di attecchire.
L’escursione non presenta particolari dislivelli ma procede comunque con saliscendi e il fondo può essere faticoso per bambini più piccoli di cinque anni.
Le stagioni migliori sono ovviamente quelle fredde, quando camminare tra le calde fumarole procura un piacere particolare e i pennacchi di vapore si manifestano in tutta la loro forza; in estate, viceversa, mi sentirei di sconsigliare questa escursione.

Per saperne di più
A volte lo dimentichiamo: l’area di Larderello produce il 10% dell’energia geotermica mondiale ed è quindi il posto migliore in Italia (e uno dei migliori in Europa) dove scoprire l’energia che proviene dalla terra.
A Larderello esiste un museo della Geotermia, ad ingresso gratuito e sicuramente tappa fondamentale per conoscere la storia e la tecnica dello sfruttamento geotermico.
Nel vicino paese di Sasso Pisano c’è un centro didattico Enel che non ho avuto modo di visitare ma che promette di includere alcune tra le più tipiche emergenze geotermiche, compreso un piccolo geyser, cioè un getto di acqua bollente la cui pressione lo fa saltellare come uno zampillo.