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Strade romane e linea gotica: gite per tutti al passo della Futa

L’Appennino Mugellano è una barriera molto permeabile: abbastanza alta da dividere due mondi e sufficientemente mansueta da consentire il transito di popoli ma anche di guerre.
L’antica strada tra Bologna e Firenze ha riacquisito notorietà negli ultimi anni con il nome di Via degli Dei: è un lungo percorso transitabile sia a piedi che in mountain bike che in buona parte segue i sentieri di crinale.
Camminando lungo la Via degli Dei capita comunemente di incontrare trekker e biker che ne compiono alcuni tratti o il percorso completo.
Di qui passavano antichissime piste già percorse secoli prima degli Etruschi, che vennero poi riorganizzate dai Romani, e infine restarono utili agli spostamenti fino all’Ottocento.
Questo itinerario raccoglie una serie di semplici e semplicissime passeggiate adatte a tutti, alla scoperta delle tracce dei primi abitatori dell’Appennino, alla ricerca di una strada romana, e infine ricordando la guerra che qui stazionò nel 1944.

La preistoria spiegata ai bambini
Nel paese di Sant’Agata, vicino Scarperia, c’è un piccolo museo sorprendente, ben tenuto e curato con amore, adatto sopratutto ai bambini. Raccoglie reperti archeologici rinvenuti ai piedi dell’Appennino e di età molto diverse, dai manufatti dei Neanderthal lasciati in piena Era Glaciale agli strumenti dell’età del bronzo e del ferro, fino ai reperti medievali rinvenuti nello scavo in un vicino castello.

Ma soprattutto il museo ha una cura speciale nel presentare i reperti ai più piccoli, con praticità e senza retorica: una serie di bellissimi diorami rappresentano gli ambienti preistorici, i nostri antenati sono raffigurati da piccole statuette ben fatte, divertenti a vedersi ma molto chiari nel messaggio. Vari spazi sono dedicati ai materiali ricostruiti dall’archeologia sperimentale: armi e strumenti preistorici, accuratamente ricostruiti con materiali originali, possono essere presi in mano dai bambini. Infine la perla del museo: nel cortile sono state ricostruite tre capanne di periodi diversi: un semplice riparo di cacciatori, una capanna del neolitico, una capanna di epoca etrusca arcaica. Il museo è ovviamente una destinazione classica di gite scolastiche scuole e organizza attività didattiche con i materiali naturali.

Camminare su una antica strada romana: la Flaminia Militare
Centocinquanta anni prima della nascita di Gesù Roma aveva conquistato la celtica Pianura Padana ma non per questo i collegamenti tra Etruria e Padania erano divenuti più facili. Sulle montagne dominavano ancora tribù guerriere discendenti delle antichissime popolazioni Liguri, gente fiera che abitava gli Appennini già secoli prima dell’arrivo degli Etruschi. Il transito tra Bologna e Firenze era minacciato da continue aggressioni e poco sicuro.
In quegli anni Roma Repubblicana decise di costruire la via Flaminia Militare, così chiamata perché pensata per permettere il transito veloce delle truppe chiamate ad intervenire sui passi di montagna.

La strada era costruita seguendo le tecniche che permisero alla rete viaria romana di sopravvivere a Roma stessa e di consentire secoli di viaggi in Europa: i Romani scavavano una trincea nel terreno che veniva poi riempita con uno strato di grandi pietre che avrebbero funzionato da fondamenta (statumen); al di sopra si poneva un secondo strato di malta e pietrisco ben battuto (rudus) e quindi un altro strato simile al precedente ma più morbido; in quest’ultimo venivano affondati i basoli (pavimentum) costituiti da pietroni ben squadrati, piatti in alto e a punta verso il basso, in modo da poter essere infissi quasi come dei pali appuntiti così da restare immobili e non sconnettersi al passaggio di carri e cavalli.
Dal 1979 Franco Santi e Cesare Agostini, due appassionati di archeologia provenienti da Castel Dell’Alpi, in anni di ricerche, confrontando antichi scritti e tradizioni orali, hanno riportato alla luce vari tratti ben conservati di questa antica strada.
Uno di questi tratti, tra i meglio conservati, si raggiunge dalla frazione l’Apparita (poche centinaia di metri dalla Futa verso Sud) con una semplice camminata immersa nel bosco e facile anche per i bambini piccoli: si segue la strada che, proprio a volerlo, in parte può essere percorsa in auto (stando molto attenti) ma che comunque vale la pena di camminare in tutto il suo percorso, anche considerando che già lungo questo tratto compare una prima parte di strada romana.
Si inizia quindi a scendere lungo un sentiero e in breve si arriva alla strada romana, perfettamente conservata e ancora non del tutto liberata dal terriccio e dalla vegetazione.
Il sentiero completo richiede circa mezz’ora all’andata, poco più per il ritorno, essendo un po’ in salita (ma sempre su strada comodissima).

Passa la guerra: la linea gotica
Nel 1944 la barriera dell’Appennino divenne fortezza: a Nord i tedeschi in ritirata e i fascisti della Repubblica Sociale, a Sud gli eserciti alleati di Inghilterra, Stati Uniti, Canada, e il supporto della resistenza partigiana.
In mezzo una linea di difesa tedesca fatta di reticolati, fossati anticarro, campi minati, postazioni da mortaio e da mitragliatrice: era la Linea Gotica. E poi, gli uomini.
Daniel era un ragazzo di soli 18 anni quando partì dalla contea di Gloucestershire, nell’Inghilterra sud-occidentale, sotto gli occhi preoccupati e orgogliosi di sua madre e suo padre. I suoi due fratelli maggiori, Edward e Philips, erano già partiti per il fronte, rispettivamente in aviazione e marina. Il giovane Danny risale la penisola italiana battaglia dopo battaglia con l’East Surrey Regiment, sempre dietro alle truppe tedesche in fuga, sempre più vicino alla vittoria. Partecipa all’ultima battaglia di Cassino, scoprendo come un corpo umano viene ridotto da giorni di bombardamenti. Sopravvive a una violenta battaglia nei pressi del lago Trasimeno, poi via verso l’Appennino, le montagne che si riempiono di fango in quel piovoso autunno del 44, i mezzi blindati che a malapena avanzano in quel pantano cosparso di mine e trincee anticarro. I suoi fratelli torneranno alla loro casa nella campagna inglese, ma non Danny: un colpo nemico lo lascerà per sempre nella valle del Santerno, dove riposa dall’autunno del 1944, in un piccolo e curatissimo cimitero inglese.
Accanto a lui riposa Oliver, soldato semplice dell’antico Royal East Kent Regiment, il mitico Buffs. Oliver aveva 31 anni, era venuto a combattere sul fronte italiano lasciando a casa la moglie Anna e i figlio Edward.

Albert aveva pensato a lungo di poter evitare il fronte prima di essere richiamato come riserva, a 33 anni: in fondo l’invincibilità della Wehrmacht prometteva una guerra rapida e indolore. Albert era bavarese ed aveva una grande passione per la montagna e l’alpinismo: frequentava spesso l’Alta Badia e portava sempre con sé una medaglietta del rifugio Pralongià, in ricordo del suo immenso amore per le vette.

Quel piovoso autunno del 1944, quando la fanteria americana iniziò lo sfondamento del fronte appenninico, Albert rimase intrappolato insieme al suo battaglione granatieri. Tutti attendevano l’arrivo dei paracadutisti per creare un varco in quella morsa mortale ma l’artiglieria e i cacciabombardieri americani iniziarono a martellare con tale intensità che i soldati tedeschi dovettero percorrere l’ultimo chilometro e mezzo della ritirata strisciando sulle mani e sulle ginocchia.
Il fischio di una granata vicina fu l’ultima cosa che Albert sentì: una scheggia accartocciò il suo elmetto come fosse di carta, uccidendolo sul colpo.
A differenza di Tedeschi e Americani, che hanno raccolto i commilitoni morti in grandi mausolei, gli Inglesi hanno preferito lasciare i proprio caduti in piccoli cimiteri nei pressi dei campi di battaglia: le storie di questo articolo sono state ispirate dal cimitero militare inglese della valle del Santerno (287 caduti) e da quello tedesco della Futa.
Al Passo della Futa il cimitero militare tedesco è, oltre a un monumento alla memoria, un bellissimo edificio e uno spazio da percorrere con i bambini; ha l’aspetto di una grande fortezza magica, il sole lo illumina a qualunque ora e dalla sua posizione sulla cima del crinale la vista spazia a 360 gradi su tutto l’Appennino.

Il breve ma piacevole sentiero per la strada romana