Giro dell'Enfola

Il giro dell’Enfola, all’Isola d’Elba

Se solo il livello del mare si alzasse di un metro l’Enfola tornerebbe ad essere un’isola circondata dalle onde; in realtà solo una stretta striscia di sabbia separa il promontorio dall’Isola d’Elba , poche decine di metri di larghezza per dare a malapena spazio a un piccolo parcheggio e a due spiaggette.
La sua posizione protesa verso Nord, quasi una prua che avanzi in direzione dell’Isola di Capraia, ha fatto dell’Enfola un naturale punto di avvistamento per chi doveva intercettare le navi nemiche o chi avvistava i banchi di tonni, gli uni spesso in competizione con gli altri, gli altri costretti a fermarsi per le esigenze dei primi.

Il sentiero
Il sentiero conosciuto come periplo dell’Enfola inizia dal parcheggio tra le due spiaggette alla base del capo, nei pressi della vecchia struttura dell’Arsenale che ora ospita una delle sedi del Parco dell’Arcipelago Toscano. I dislivelli soon ridotti e le distanze modeste, il tracciato è sempre comodo e sicuro e il percorso è adatto a bambini anche piccoli, a patto che venga seguito in stagioni adeguate, che significa non in Estate, essendo quasi completamente esposto al sole.
D’altronde in piena Estate tutto è più difficile all’Elba e certamente trovare parcheggio nel minuscolo posteggio dell’Enfola sarebbe una scommessa.
Il percorso segue una tranquilla strada chiusa al traffico, salendo la vista si apre sempre più sulle cime dell’Elba, sul massiccio aguzzo del Monte Capanne e naturalmente sul blu intenso del mare.
Intorno a noi c’è un rigoglio di macchia mediterranea, di arbusti di lentisco e rosmarino, mirto ed elicriso, i loro profumi miscelati nell’aria salmastra.
Arrivati quasi in cima si incontrano i primi edifici della vecchia batteria costiera, una serie di fortificazioni poste a difesa del settore Nord dell’Elba durante l’ultima guerra mondiale.
Da qui la strada diventa sentiero e percorre in circolo il piccolo promontorio.
In alcuni tratti il percorso trova una alternativa in un camminamento sotterraneo e cementato: sono i camminamenti di servizio delle batterie, casematte e polveriere, protetti dal tiro in caso di attacco.
Nel punto più a Nord del promontorio una breve digressione facoltativa (10 minuti solo andata) porta a uno scoglio nudo proteso nel mare: è il vecchio punto di osservazione di Capo Enfola, proprio di fronte allo scoglietto detto “la Nave” e giusto in faccia all’Isola di Capraia.
Il sentiero conclude rapidamente il suo periplo nella stessa strada di salita, da cui si torna all’inizio; l’intero percorso può essere completato a passo di bambino in un paio di ore di tutta calma.

Storie di mare
Da Marzo a Giugno l’Enfola un tempo si popolava di uomini provenienti dai versanti più brulli, poveri e selvaggi dell’Elba, sul lato occidentale del Monte Capanne, quello che guarda la Corsica, dove l’agricoltura era misera e non c’erano minerali da estrarre come sulla costa orientale. Gli uomini arrivavano a fine inverno per preparare le reti e tutto il materiale per la più grande e complessa battuta di pesca che il mare conosca, quella del tonno. I tonni giungevano numerosi per la stagione dell’accoppiamento e la pesca diventava una mattanza che lasciava sulla spiaggia centinaia di pesci. A quel punto il lavoro era solo appena iniziato e gli operai stagionali, chiamati tonnarotti, dovevano pulire i pesci a tagliarli a pezzi, lasciarli seccare e quindi bollirli, poi lasciarli asciugare ancora e quindi conservarli sotto sale o in olio di oliva.
Era un lavoro duro, eppure era manna per gli abitanti delle zone più montuose dell’isola, una risorsa vitale e continuamente minacciata.
Le tonnare dell’Enfola iniziarono a funzionare nel 1700 ma già ai primi dell’Ottocento l’attività si interruppe durante l’assedio napoleonico di Portoferraio. L’attività riprese per circa un secolo ma ebbe una nuova interruzione con il primo conflitto mondiale, quindi ripartì a fatica nel dopoguerra, ma si trovò presto a dover convivere con la Batteria Costiera.
La Batteria Costiera era un complesso di fortificazioni, bunker, strutture militari di supporto alla batteria di medio calibro che, insieme alla gemella di Piombino, doveva tenere sotto tiro il canale di Piombino e l’ingresso alle acciaierie dell’Ilva. La batteria fu costruita nel 1921 e resistette fino a che, nel Giugno del 1944, un commando francese, arrivato dalla Corsica liberata e sbarcato a Marciana, attaccò e distrusse la fortificazione.
Pazientemente la pesca al tonno riprese, anche se la presenza del pesce era un evento sempre più raro, fino a un nuovo dramma: nell’inverno del 1958 una furiosa tempesta di Maestrale si abbatté sulla costa Nord e sul promontorio dell’Enfola, distruggendo buona parte delle reti e delle strutture della tonnara. Fu l’ultimo atto dell’attività della tonnara dell’Enfola.

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