Le dune e le loro piante pioniere

Il Parco della Maremma: a caccia di pirati sui Monti dell’Uccellina

Se c’è uno spiraglio di sole in un giorno di perturbazioni in Toscana, questo scenderà sicuramente sulla costa della Maremmana. Qui, tra coste selvagge e colline ammantate di macchia mediterranea, antiche pinete e larghi stagni, il Parco Regionale della Maremma è come un cuore verde di questa terra bella e genuina. Pochi parchi in Italia garantiscono tanti avvistamenti faunistici come questa oasi dove la rigorosa gestione ha consentito di mantenere un ambiente inalterato nel quale natura e storia si incontrano. Nei due giorni in cui abbiamo visitato il parco abbiamo visto tartarughe palustri, aironi e trampolieri, il raro (ma qui ben presente) falco pescatore, la lepre, tante volpi di cui alcune ben familiari con l’uomo e pronte a lasciarsi avvicinare (ricordatevi, non datele da mangiare, nuoce alla loro salute e al loro istinto), daini e ovviamente cinghiali, i veri padroni di queste macchie.

Come arrivare
Il Parco si estende nei mondi dell’Uccellina ed ha due ingressi: uno presso Alberese, un bel villaggio rurale dove nel ventennio fascista furono portati migliaia di coloni veneti che con fatica bonificarono queste terre paludose, trasformandole nel paradiso agricolo che rifornisce di frutta e verdura tutta la Toscana; Alberese si trova poco a sud di Grosseto ed è l’ingresso da cui siamo entrati in questa gita. L’altro ingresso è a Talamone, tra Grosseto e l’Argentario, esattamente al lato opposto del Parco. Le gite più accessibili ai bambini sono comunque quelle da Alberese.
L’accesso è ben regolamentato: si paga il biglietto di ingresso (10 euro gli adulti, 5 i bambini sopra i 6 anni, gratis i più piccoli), ci si fa consigliare sul percorso (ce ne sono per tutti i gusti e capacità) e si sale sull’autobus di fronte alla biglietteria; l’autobus passa un cancello che nel suo introdurre a un mondo selvaggio ricorda il portale del Jurassic Park, quindi segue una piccola strada fino a una piazzola dove si ferma; da qui si prosegue a piedi per tutti i percorsi.

Da fare
Abbiamo scelto il percorso delle torri (sentiero A2). E’ un percorso con un dislivello non eccessivo, fattibile con i bambini in circa 3 ore; attraversa tutti gli ambienti del parco (la macchia, la pineta marittima, le dune, le rocce di falesia, la spiaggia) e raggiunge due affascinanti torri di avvistamento che ispirano storie di pirati e di avventure marinare.
Il sentiero scende inizialmente sulla stradina ancora asfaltata per poi inoltrarsi su sentiero nel pieno della macchia; quindi una breve ma intensa salita porta alla torre più bella, con una vista a dir poco spettacolare. Da qui si torna al sentiero e si prosegue per la spiaggia, ideale per un bagno se la stagione lo permette; dietro di essa una serie di bellissime dune conduce alla falesia rocciosa con le sue affascinanti caverne da esplorare. Il sentiero quindi riprende per la macchia verso la seconda torre, e da qui di nuovo verso la fermata dell’autobus.

Altro da fare
Come detto il Parco offre numerosi percorsi anche impegnativi, per tutte le età e gambe.
Da Alberese una strada, affiancata da una bellissima pista ciclabile, porta al mare attraversando i più bei paesaggi maremmani, dove pascolano cavalli allo stato brado e le famose mucche dalle corna gigantesche e dall’aspetto primitivo.
Poco prima della spiaggia una strada si stacca a sinistra (sentiero A7) e porta, in 3 Km di semplice strada immersa nella macchia, alle foci dell’Ombrone dove tra l’altro esiste un capanno di avvistamento che permette di osservare gli uccelli dalle sponde del fiume.
Si può passare la notte in uno dei tanti agriturismo della piana di Alberese: consiglio di scegliere la mezza pensione, chi la fa vi offrirà una cena a base di prodotti locali spesso autoprodotti, sapori veri e indimenticabili.

Storie e leggende
Questa è una storia di pirati, e non è una storia inventata. Alla fine del XVI secolo, all’incirca negli stessi anni in cui nei Caraibi le prime navi corsare inglesi e francesi iniziavano a solcare i mari a caccia di galeoni spagnoli, le nere galee dei pirati imperversavano anche su queste coste. I capitani di questi mari erano turchi, i nemici storici degli stati del Mediterraneo occidentale; gli equipaggi delle loro navi erano per lo più provenienti dalla Turchia ma anche dalla Barberia (le coste dell’Algeria, Tunisia e Marocco) e anche da Italiani, Spagnoli e Francesi che avevano scelto di dedicarsi alla vita piratesca. I nomi di questi capitani e delle loro ciurme è rimasto impresso per secoli nella memoria delle popolazioni costiere a causa dell’efferatezza dei loro assalti, della loro bramosia di ricchezze, della loro morbosa ricerca di oro e schiavi e della spietatezza con cui punivano le città che osavano ribellarsi.
Chi erano questi pirati?
Khayr al-Din detto il Barbarossa, capitano valoroso quanto spietato, dai porti dell’Africa terrorizzò tutta la costa mediterranea dalla Sicilia alla Costa Azzurra e le Baleari, depredando i monasteri sulla costa e catturando come schiavi intere popolazioni; la sua crudeltà era celebre eppure in tarda età si innamorò della giovane figlia del governatore di Reggio Calabria e per questo risparmiò la città e tutti i suoi abitanti.
Il pirata Dragut, valoroso e temuto, era stato il luogotenente del Barbarossa; come accadeva per i corsari dei Caraibi anche Dragut si alleò con i francesi per combattere la Spagna e i suoi alleati italiani. Si racconta che un giorno in Puglia uccise 5000 persone mentre in un’altra occasione presso Malta catturò altrettanti schiavi.
Uluch Alì si chiamava in realtà Giovanni Galeni, era Italiano e cristiano: il giorno in cui stava per entrare in convento come monaco fu catturato e messo al remo di una galea. Poi un giorno fu sfidato da un turco e Giovanni, per poterlo uccidere senza essere poi giustiziato come prescritto dalla legge turca, scelse di abbracciare la fede nell’Islam; vinse il duello, prese il nuovo nome Uluch Alì e iniziò una rapida e fortunatissima carriera fino a diventare uno dei più celebri capitani corsari di queste coste. Non aveva pietà quando conquistava una città ma in punto di morte lasciò tutti i suoi averi ai numerosi schiavi e servitori, liberandoli: un altro pirata dall’inaspettato cuore d’oro.
E chi erano i condottieri dell’altra parte? Innumerevoli, alcuni celebri, come Andrea Doria, altri rimasti sconosciuti; alcuni coperti da successi e onori, altri periti in anonime battaglie in riva al mare.
Le torri del Parco dell’Uccellina furono costruite o restaurate per creare una linea continua di punti di avvistamento; le sentinelle abitavano per lunghi periodi in queste torri con l’unico incarico di avvistare in anticipo le nere galee turche e avvertire i villaggi dell’entroterra e gli eserciti pronti a fronteggiarli. Il poderoso sistema di difesa fu voluto da Cosimo I dei Medici, signore di Firenze e primo Granduca di Toscana, figlio del grande condottiero Giovanni dalle Bande Nere, spietato con i nemici ma illuminato e tollerante con il suo popolo; e naturalmente acerrimo nemico dei corsari turchi.
Cosimo combatté duramente con i pirati riuscendo ad evitare alle coste Toscane e ai villaggi che vi si affacciavano il triste destino di totale distruzione che toccò ai paesi del resto del Mediterraneo.

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