Bivacco sul Lago Turchino

Bivacco al Lago Turchino dal Lago Santo modenese

Una cresta rocciosa nota come Rondinaio Lombardo separa il celebre e affollato vallone del Lago Santo Modenese da una valle appartata e selvaggia, tranquillamente degradante verso nord con pascoli e faggete ma chiusa sugli altri lati da pareti rocciose e ripidi pratoni abitati da marmotte. Il centro del vallone è attraversato da un torrente che collega due piccoli laghi: il Lago Torbido in alto, effimero e affiorante tra i ghiaioni di una antica morena, e il Lago Turchino in basso, una piccola gemma incastonata nei prati di lamponi e tra le lingue di roccia. Questa è la Valle delle Tagliole, un tesoro quasi nascosto ai più: nelle lunghe giornate d’estate, quando il grande parcheggio sotto il Lago Santo si riempie di auto e un affollato viavai popola il breve sentiero che porta al Lago Baccio, questo ampio e nascosto vallone resta più riservato e, al calare della sera, offre la possibilità di un tranquillo bivacco.
Come si vedrà è possibile arrivarvi direttamente oppure percorrere il giro completo dal Lago Baccio, che consente di godere di tutta la magnificenza di queste stupende montagne.

Il giro completo
Tutto parte sempre al parcheggio del Lago Santo Modenese, ben indicato sin da Pievepelago. Il parcheggio costa 1 euro l’ora, oppure 4 euro tutto il giorno, che quindi tutto sommato non si può definire una tariffa esosa.
Da qui si può salire al frequentatissimo Lago Santo, ma in realtà dopo un centinaio di metri già si incontra il bivio per il Lago Baccio.
Si tratta di un sentiero largo, quasi una carrareccia, con qualche salita non particolarmente impegnativa, che in una ventina di minuti porta al Lago Baccio; lungo la strada vedremo una deviazione sulla sinistra verso la Valle delle Tagliole e la Foce del Giovo, che sarà il nostro sentiero di rientro.
Il Lago Baccio quasi non ha bisogno di presentazioni: forse il più bel lago dell’Appennino, già visitato in una gita di alcuni anni fa, che a patto di visitarlo fuori stagione o nei giorni feriali ci apparirà in tutta la sua emozionante bellezza.
Proprio all’inizio del lago svoltiamo a sinistra e imbocchiamo il sentiero che passa dall’altro lato, iniziando subito a salire nella faggeta.
Il percorso prosegue sempre in salita, in seguito fuori dal bosco e decisamente ripido, salendo verso il crinale, e superato qualche facile balzo di roccette raggiunge alla cresta del Rondinaio Lombardo (circa 2h dall’inizio, con passo tranquillo). La vista è unica: da un lato vediamo dall’alto i laghetti che saranno la nostra destinazione, mentre dall’altro lo sguardo spazia lontano attraverso la valle fino al Rondinaio e alla poderosa cresta del Giovo, un gigante roccioso alto quasi 2000 metri.
Si segue, ora quasi in piano, la cresta fino a un breve passo delicato di roccette, da superare in discesa con attenzione, e si arriva alla finestra del Rondinaio: impossibile sbagliarsi, proseguire significherebbe tornare a salire e quindi scendiamo ripidi verso Est.
Il sentiero scende deciso puntando al Lago Torbido ma, poco prima, devia a sinistra e prosegue verso il Lago Turchino, attraversando prati di mirtilli e boschetti di faggio fino al bel laghetto (circa 3h dall’inizio).

Il sentiero diretto (o, al contrario, il ritorno del giro completo)
Il sentiero che arriva direttamente al lago è, percorso al contrario, il sentiero di ritorno che abbiamo fatto per completare il giro. Percorrendolo come accesso diretto, si parte sempre dal parcheggio e si imbocca sempre il sentiero per il Lago Baccio ma, dopo un centinaio di metri, si lascia il sentiero principale per imboccare quello di sinistra indicato per la Valle delle Tagliole e Foce del Giovo.
Si tratta di un bellissimo sentiero che corre a lungo quasi in piano e che attraversa paesaggi molto diversi: si incrocia una spettacolare cascata che si getta nel vuoto poco più in basso, si supera una enorme frana, si incontra la sorgente della Fonte Ricca, nei pressi di una grande roccia incisa per secoli dai pastori che vi sostavano, si attraversa un pascolo colorato dai maggiociondoli, e infine si arriva a una grande radura nel bosco.
Da qui un sentiero prosegue dritto verso la Foce del Giovo ma noi imboccheremo quello di sinistra che sale ripido nel bosco: ci aspetta un tratto faticoso, a tornanti, ma non particolarmente lungo, che dopo un po’ devia verso sinistra (sulla destra un cartello indica un sentiero inaccessibile), poi esce dal bosco e infine raggiunge il Lago Turchino (1h circa dal parcheggio, più o meno lo stesso tempo se fatto come ritorno).

Bivacco al Lago Turchino
Il Lago Turchino è un magnifico laghetto montano alimentato dalle acque di fusione delle nevi invernali. Nonostante il discutibile rifugio costruito sulle sponde e sempre chiuso, senza locale di emergenza e di cui non sono riuscito a trovare alcun riferimento ne’ contatto per usufruirne, il luogo resta selvaggio e affascinante. Sul lato Sud un triangolo bianco e rosso su una roccia indica la presenza di una ricca sorgente perenne; nelle sue vicinanze un grosso masso spaccato è ottimamente adibito ad accendere un fuoco in tutta sicurezza. Alcuni lembi di terreno più sollevati rispetto alle torbiere umide e ai ruscelli garantiscono un po’ di spazio per mettere una tenda (si veda cosa ho scritto sui bivacchi in tenda).
Spesso d’estate spira una brezza da Sud che scende continua dalle montagne: è un regalo prezioso perché in parte scoraggia gli eserciti di zanzare fameliche dalle quali, comunque, è indispensabile proteggersi con un repellente.

La valle delle Tagliole… 20.000 anni fa
Immaginiamo ora di scendere giù a valle, a Pievepelago: girellando per il paese incontriamo uno strano oggetto che sembra quasi una cabina telefonica del passato. Entriamo ma non c’è alcun telefono: un misterioso fenomeno scientifico si mette in atto e ci trasporta indietro nel tempo, fermandosi a 20,000 anni fa. Usciamo dalla strana cabina.
Intorno a noi la foresta boreale si stende a perdita d’occhio: faggi, abeti e betulle nascondono una fauna abbondante che include bisonti, cervi, orsi, lupi, aquile e altri animali dalle dimensioni notevoli. Nessuna traccia di esseri umani, se non un lontanissimo filo di fumo che si alza dalla foresta e che tradisce la presenza di un accampamento.
Torniamo a salire facendo la stessa strada percorsa in auto, ma tutto è incredibilmente più difficile: si percorre una foresta densa e selvaggia, tagliata da torrenti impetuosi, senza incontrare sentieri se non vaghe tracce di passaggio degli animali. Fa sempre più freddo e dopo un paio di giorni di duro cammino la foresta lascia spazio alla prateria di alta montagna: in alto, le cime brillano di bianco e azzurro, solo interrotte da scuri speroni di roccia. Non è facile arrivare a quella che fra millenni diventerà la Valle delle Tagliole: fiumi impetuosi, campi di rocce, frane immense.
Presto i nostri piedi iniziano a pestare i pochi centimetri di neve che coprono il ghiaccio vivo, pericolosissimi perché nascondono alla vista le bocche aperte dei crepacci. Là dove ieri c’era il laghetto oggi, 20 millenni fa, c’è un grande ghiacciaio che sta scavando un circo tra le montagne: le rocce asportate restano accumulate in strane collinette lunghe e strette, le morene, e scopriamo che una delle più grandi è proprio quella da cui siamo scesi la sera prima. Con difficoltà risaliamo l’instabile morena, spesso attraversata da lingue di ghiaccio vivo, fino alla cresta: da qui l’occhio spazia sull’enorme ghiacciaio crepacciato che sta scavando la valle del Giovo, e ancora più in là verso l’ infinita catena di ghiacciai e nevai che costellano tutte le cime vicine.
In lontananza, verso Nord, un pallido chiarore testimonia la presenza di una immensa calotta di ghiaccio che copre tutte le Alpi.
Non è difficile capire che quella misteriosa macchina del tempo ci ha portato nel periodo più freddo dell’ultima Era Glaciale.

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