Il deserto di Accona vicino Siena

Crepuscolo di fine estate nel deserto di Accona

Forse non sarà un vero e proprio deserto, con dune e pietraie, ma ha sicuramente qualcosa della steppa, oppure è simile alle badlands americane, naturalmente in piccolo. Il deserto di Accona è un territorio dove il terreno argilloso e secoli di utilizzo per la pastorizia hanno creato un paesaggio aspro e un suolo duro e sterile come la pietra; o per lo meno doveva presentarsi così nell’Ottocento, quando per la prima volta fu utilizzato il termine “deserto” per descrivere la desolazione di un territorio divorato dall’erosione e abbandonato dallo spopolamento che non si era mai arrestato dal tempo della peste bubbonica del 1348. Negli anni Sessanta del Novecento doveva essere ancora un luogo selvaggio e abbandonato tanto che Monicelli decise di ambientare qui alcune delle scene del film “Brancaleone alle Crociate”. Negli ultimi decenni le cose sono cambiate: la raccolta delle acque in laghi artificiali e la lavorazione meccanizzata della terra per la semina di grano e granoturco hanno finito addirittura per minacciare le badlands relegandole ad alcuni versanti, dove la scomparsa della pastorizia ha permesso alle piante di riprendere possesso dei versanti argillosi delle biancane.

Questi lembi di deserto nostrano ospitano in realtà una varietà di erbe e arbusti di clima secco e una fauna ben adattata a questi terreni esposti a sole e vento, e non è raro incontrare daini e istrici, poiane a caccia di rettili e roditori, volpi e tassi.
L’elemento più famoso del paesaggio delle badlands nostrane è la biancana, una collina di argilla chiara, scavata dall’acqua ma resa da questa dura come la roccia; le biancane emergono dal paesaggio a sembrare quasi dei tumuli preistorici; insieme ai filari di cipressi che corrono lungo le strade di crinale, creano il paesaggio più classico della Toscana, attirando inattesi gruppi di visitatori all’ora clou del tramonto.

Il sentiero
Il “deserto” mostra tutto il suo arido splendore in estate ma per non soccombere al caldo la gita deve essere rigorosamente fatta al tramonto, per poi continuare al crepuscolo e rientrare con il primo buio.
Il deserto di Accona si trova a pochi chilometri da Siena, il cui profilo turrito troneggia tra le colline sullo sfondo. Dal paese di Arbia si seguono le indicazioni per il castello di Leonina; imboccata la sterrata ci si ferma quasi subito al parcheggio.
Da qui si segue per un breve tratto la strada sterrata per il castello ma poi, seguendo le indicazioni per il “Sito Transitorio”, si passa un cancello e si attraversano i campi inondati dal sole.
Il percorso ora piega e inizia a costeggiare le badlands, con le sue biancane sempre più alte e maestose; è bello addentrarsi tra le graminacee selvatiche e risalire i costoni di argilla, dove solo le piante di cappero riescono ad ancorarsi.
Il sentiero sale velocemente sul crinale e da qui percorre quasi in piano un lungo arco da dove pare di poter abbracciare mezza Toscana, la vicina città di Siena e il lontano monte Amiata.

Sono i paesaggi che hanno reso celebre la Toscana, gli stessi raffigurati nei famosi affreschi del “buon governo” dipinti da Lorenzetti nel palazzo comunale di Siena. I cipressi, così tipici di questo paesaggio, furono inizialmente piantati dai monaci olivetani (dall’abbadia di monte oliveto Maggiore, qui vicino) perché erano gli unici alberi che potevano sopravvivere in un terreno così aspro.
Prima di rientrare sulla strada sterrata che ci riporterà velocemente in discesa è d’obbligo una brevissima deviazione per visitare “le Site Transitoire”, un’opera dell’artista francese Jean-Paul Philippe composta da una seduta, una sdraiata e un elemento verticale che crea una specie di grande finestra, orientata in modo tale da essere attraversata da un raggio di luce durante tramonto del solstizio d’estate.
Il sentiero è semplice, adatto ai bambini e percorribile in un paio di ore tranquille, con dislivelli minimi; il fondo è largo e ben battuto e se non ha piovuto da poco è sicuramente possibile accedervi in passeggino.

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