Lamponata

I mirtilli, i lamponi e la strega del lago Scaffaiolo

Pochi posti in Italia possono essere altrettanto votati alla raccolta dei frutti di bosco come l’Appennino Pistoiese, al punto da farne una voce importante dell’economia locale.
Eppure si rimane sempre stupiti dalla quantità di mirtilli e lamponi che si possono raccogliere in pochi metri, niente che io possa paragonare con altri posti visti altrove.
Le strade e i sentieri nei boschi sono fiancheggiate da piante punteggiate di rosse, morbide bacche di lampone, mentre più in alto i crinali sono coperti di tappeti verdi che nascondono miriadi di piccoli mirtilli: quanto basta a un bambino per dare un senso a qualunque fatica. Se poi si aggiunge un lago stregato e un rifugio dove mangiare una fetta di torta (ai mirtilli, naturalmente), non ci sarà più salita che tenga. Per gli accompagnatori più anziani ci saranno anche immensi paesaggi dalla Padana alla profonda Toscana, e crinali che corrono ininterrotti sopra i 1700 metri. Questo è l’Appennino Pistoiese.
Le zone sono quelle dell’Abetone e la gita che abbiamo scelto è una grande classica sia dei Toscani che degli Emiliani in fuga dalle torride pianure: il sentiero per il lago Scaffaiolo.
Dal paese di Cutigliano (10 Km a sud dell’Abetone, in Toscana) si prende la funivia per la stazione sciistica della Doganaccia, oppure si raggiunge in auto con una strada bella ma curvosa.

Il sentiero
Dalla Doganaccia, così chiamata perché posta sulla zona di confine tra l’antico Ducato di Modena e il Granducato di Toscana, si inizia a salire seguendo il sentiero che parte dietro la stazione di arrivo della funivia, oppure lungo la strada sterrata, poco trafficata e in Agosto molto ricca di lamponi.

Dopo circa 100 metri di dislivello si incontra il sentiero che taglia il crinale e sale diretto verso il Lago Scaffaiolo (cartello, anche se un po’ malandato). Qui si entra nel mondo dei mirtilli, il sentiero è facile e a portata di bambino salendo gradualmente verso il sommo del crinale, che raggiunge quasi già in vista del rifugio Duca degli Abruzzi, il più antico (1878) dell’Appennino Tosco-Emiliano. Sul crinale si notano i cippi in pietra che segnavano l’antico confine tra Toscana (inciso TA) e il ducato di Modena (inciso M).
Il lago Scaffaiolo si mostra all’improvviso, una perla d’acqua incastonata tra i verdi poggi in altura.
Questo largo specchio d’acqua montano sembra sfidare le leggi naturali già con la sua stessa presenza in questo luogo senza emissari ne’ apparenti alimentazioni. Su questi crinali esposti si scatenano delle tempeste di tale violenza da aver fatto pensare che lago e bufere non potessero che essere le manifestazioni di uno stesso incantesimo.
In realtà il lago è un posto ideale per riposarsi e fare un pic nic lungo le sponde, la vista è mozzafiato in tutte le direzioni; il rifugio è carino e accogliente, ci sono giocattoli per i bambini e buonissime torte.
Per il ritorno si può decidere di seguire un sentiero parallelo al precedente ma che si tiene in prossimità del crinale e sempre in vista della via di salita; il percorso prosegue quasi sempre in quota arrivando direttamente al cosiddetto passo d’Annibale (la leggenda vuole che Annibale fosse passato di qui con l’unico elefante superstite; c’è un monumento ai caduti delle guerre mondiali) dal quale poi si segue la strada sterrata che riporta in breve alla Doganaccia. Ho impiegato due ore all’andata e due al ritorno, anche se i cartelli del CAI indicavano poco più di un’ora: ma come facevamo a lasciare lì tutti quei mirtilli?

Storie e leggende
Con la bocca piena di mirtilli e lamponi i bambini ascolteranno volentieri le leggende fiorite in antichità intorno agli strani comportamenti del lago Scaffaiolo.

Il lago effettivamente doveva sembrare alquanto misterioso: non ha emissari e apparentemente non c’è niente che lo alimenti, eppure il lago non scompare mai nemmeno nelle più torride estati, ne’ trabocca mai negli autunni più piovosi. Nessuna pianta acquatica ne’ alga ne’ pesce lo abita, all’infuori di una miriade di girini. Secondo niente di meno che il Boccaccio nel suo fondo, che una volta ritenevano profondissimo, risiedevano streghe e demoni dei venti e delle tempeste: ogni qual volta fosse stato gettato un sasso nel centro del lago lo spirito delle tempeste si sarebbe scosso provocando una forte folata di vento, fino a che non si fosse arrabbiato del tutto scatenando dal fondo stesso del lago una vera tempesta.
L’esperimento è facilmente replicabile: si lancia un sasso abbastanza lontano da farlo entrare in acqua al centro del lago, e si aspetta la reazione della strega; se sentite un forte groppo di vento, meglio non gettare un secondo sasso.

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