Lungo la ciclabile

La pista ciclabile nel Parco Naturale della Maremma

La più bella pista ciclabile della Toscana corre quasi parallela alla strada che da Alberese porta alla sua Marina, in una sorta di corridoio che attraversa la parte pianeggiante del Parco Regionale della Maremma, giusto al piede dei Monti dell’Uccellina.
Dal paese al mare si pedala su un fondo di asfalto ben tenuto o su brevi tratti di sterrato per 8,5 chilometri, da rifare poi al ritorno di solito con la brezza di mare che ci spinge nella giusta direzione.
Come detto la ciclabile inizia nella cittadina di Alberese, un vecchio borgo cresciuto con la bonifica delle paludi maremmane e l’arrivo di coloni dal Veneto: Alberese era il centro della zona, a cui facevano capo un numero enorme di casolari sparsi tra le strade di terra bianca, i filari di olivi e i campi di grano.

Qui ora c’è il centro del Parco Regionale della Maremma, un modello di ottima gestione e di turismo sostenibile, in grado di mantenersi e garantire un importante indotto anche per gli innumerevoli agriturismi nei quali sono state riconvertite la maggior parte delle cascine.
In un altro itinerario avevamo già percorso uno dei sentieri più facili del parco, ma la ciclabile non richiede il pagamento del biglietto di ingresso al parco, a meno che non si voglia imboccare la strada che corre laterale e parallela al mare fino alla Trappola e alla foce del fiume Ombrone.

La pista ciclabile
Per chi non fosse attrezzato di biciclette Alberese offre almeno un paio di noleggiatori di bici per tutte le età e dimensioni, comprese bici con seggiolino e bici con rimorchio per bambini.
Proprio dal centro del Parco inizia la ciclabile, inizialmente correndo lungo la strada tra Alberese e Rispescia, per poi immergersi nel pieno del parco.
Si pedala nel rilassante paesaggio maremmano: filari di pini marittimi, distese di grano già quasi maturo ad Aprile, pascoli immensi dove girellano tranquilli i cavalli e i famosi buoni maremmani, la razza più prossima all’antenato di tutti i buoi, il preistorico Uro, il mitico bos primigenius rappresentato nelle pitture preistoriche delle grotte abitate nel paleolitico.

Anche l’incontro con la fauna selvatica è una esperienza tutt’altro che rara: i cinghiali, ad esempio, si vedono vagabondare in branchi sopratutto al tramonto; dopo aver passato l’intera giornata nascosti nel fitto della macchina, il tramonto e l’imbrunire sono i momenti in cui si esce alla ricerca di cibo. Lungo la ciclabile sono anni che alcune volpi si mostrano per nulla intimorite dalla vicinanza umana: qualcuno probabilmente le ha dato da mangiare, inibendo in parte il suo istinto selvatico. Ricordiamoci che l’istinto naturale è ciò che aiuta la volpe e tutti gli animali selvatici a sopravvivere senza l’uomo: la dipendenza dal nostro cibo le rende vulnerabili alla fame nei periodi di assenza del turismo, oltre che esporle a malattie anche mortali. Inoltre attenti anche ai morsi: ricordatevi, no avete davanti un cucciolotto di cane, ma un animale sostanzialmente selvatico. Stesso dicasi per i cinghiali che ogni tanto si avvicinano alle persone, mendicando un po’ di frutta: anche loro sono animali selvatici ed essere caricati da un cinghiale che ha mal interpretato le vostre intenzioni non è piacevole.
Il consiglio è sempre: fotografate, osservate, ma non trattateli come animali domestici.
In ogni caso le volpine del Parco della Maremma sono sempre un piacevole incontro; in realtà loro sono la seconda generazione, i cuccioli ormai cresciuti della prima volpina che si incrociava negli anni novanta.

Scarica