I bozzi delle fate di Fivizzano

I bozzi delle fate di Fivizzano e il bioparco di Frignoli

Non può certo stupire che le fate usino i torrenti per fare il loro bucato in una terra magica come la Lunigiana, dove misteriose statue antropomorfe emergono di continuo dal terreno e gli streghi si appollaiano di notte sui noci isolati attendendo i passanti per condividere il loro destino.
A poca distanza dal ferrigno castello della Verrucola di Fivizzano il torrente si allarga tra le rocce in pozze di acqua verde e purissima che gli abitanti del luogo chiamano Bozzi delle Fate, ben sapendo che di notte proprio le fate giungono qui a fare i loro bucati per poi stendere i panni sulle rocce riscaldate dal primo sole del mattino.

Il sentiero
In auto da Fivizzano si lascia la strada che prosegue verso il Passo del Cerreto (seguire il cartello Cascate di Fiacciano) e si raggiunge il paese di Pognana, quindi si prosegue verso Fiacciano ma appena dopo un chilometro una scritta (ben evidente sull’asfalto) indica le cascate, e si parcheggia.
Inizia un piacevolissimo sentiero, molto breve, a volte leggermente scosceso ma che, vista la lunghezza estremamente ridotta, mi sento di consigliare anche ai bambini più piccoli. In 15-20 minuti sarete al torrente, senza possibilità di errore. Incredibilmente, nonostante tutte le indicazioni incontrate lungo la strada, il luogo è tutt’altro che affollato.

Il Bioparco di Frignoli
Due ragazzi incredibilmente entusiasti gestiscono per conto dell’Unione dei Comuni il bioparco di Frignoli: una serie di antichi terrazzamenti, in parte tenuti a prato e in parte occupati da bosco, sono diventati un grande giardino botanico ricco di piante e alberi, tutti rigorosamente identificati da un cartellino. Gli alberi sono di specie sia autoctone che alloctone ma sempre ben comuni nei nostri boschi, come la profumata douglasia.

Le piante arbustive ed erbacee in parte sono organizzate secondo la geologia del terreno su cui nascono: ogni terrazzamento ha un riporto di rocce dei dintorni (c’è il macigno, la scaglia rossa, i gessi bianchi di Sassalbo e il marmo delle vicine Apuane) su cui sono state piantate le specie tipiche di quella tale roccia.
Il bioparco è attraversato da un torrente che si getta in un laghetto, e che serve per il recupero della Trota Italica. Dentro un capanno in legno è possibile vedere attraverso alcuni vetri l’ambiente subacqueo dove vivono le trote e l’ambiente palustre dove vivono salamandre e rane.
La vera perla del bioparco è stato il campeggio: un prato circondato da alberi, la notte cullata dal frinire dei grilli e dal mormorio del torrente, il fresco degli 800 e passa metri di quota, non serve altro per un paio di notti di pace.
Più giù c’è il bagno che per quanto spartano non manca nemmeno di acqua calda e doccia.
Completano il parco un piccolo percorso avventura e un’area barbecue. I prezzi sono decisamente nazional popolari.
Per informazioni, anche relative agli eventi che a volte si svolgono nel prato all’ingresso, consultare il sito del Bioparco.

La fortezza della Verrucola di Fivizzano
Questo castello ha le forme proprie di una fortezza medievale: un ponte che accede a una prima cinta di mura, all’interno della quale si stringono le botteghe e le case dei castellani, quindi la chiesa, e infine il mastio, la fortezza principale, dall’aspetto severo nella sua pietra scura.
La storia della fortezza è lunga e segnata da frequenti e sanguinosi passaggi di mano.
Personalmente sconsiglio la visita al mastio, offerta dal suo proprietario: spendereste parecchio per vedere praticamente una abitazione privata e nulla più. Passeggiate per il borgo, intorno al mastio, e usate la fantasia ripercorrendo con la mente la storia tormentata di questo castello.

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