Il Giro del Diavolo e il rifugio Burigone in San Pellegrino in Alpe

Il Giro del Diavolo e il rifugio Burigone a San Pellegrino in Alpe

Tanto tempo fa il diavolo volle tentare al peccato l’eremita Pellegrino, ma aveva fatto male i suoi satanici conti. Pellegrino, irritato, gli mollò un ceffone talmente forte che il diavolo girò tre volte su se stesso. Con questa diabolica piroetta iniziò la tradizione di percorrere tre giri intorno al mucchio di pietre chiamato “Sassi del Diavolo”, che altro non sono poi che i sassi portati dai pellegrini, ogni sasso grande in proporzione al peccato che doveva espiare, dai sassolini dei fanciulli a macigni di decine di chili.
D’altronde, Pellegrino era un osso molto duro: nacque in una ricca famiglia della lontana Scozia ma lasciò tutto: scalzo e vestito di un misero saio si mise in cammino per il mondo allora conosciuto, arrivò a Costantinopoli e in Terra Santa, pregò nella grotta di San Michele Arcangelo sul Gargano e sulla tomba di Pietro a Roma, poi un giorno, ispirato da un sogno, si fermò nelle tenebrose foreste dell’Appennino, a quel tempo dimora di lupi, orsi e banditi senza pietà.
Mangiava radici e beveva rugiada dal prato. Poi, passata l’incredibile (per quei tempi) età di 97 anni, scrisse la sua vita su una corteccia di faggio, quindi chiuse gli occhi e morì.
Il suo corpo fu ritrovato incorrotto nel cavo di un albero e nacque subito la diatriba su dove sarebbero state accolte le sue spoglie. Per risolvere il dilemma, il corpo fu posto su un carro trainato da buoi: furono i buoi, senza alcun suggerimento di uomo, a portare il carro con il suo prezioso contenuto proprio sul confine tra Emilia e Toscana. Qui fu costruito un tempietto e poi un ospedale per pellegrini: tutto ciò avvenne sotto il regno Longobardo di Rotari, nell’anno 647.

Il Giro del Diavolo
Già a San Pellegrino in Alpe, nei pressi del negozio di prodotti tipici, i cartelli iniziano a indicare il Giro del Diavolo, un sentiero molto semplice che sale fino al vicino crinale, raggiungendo il misterioso luogo detto “Sassi del Diavolo”: non dimenticate di fare tre giri intorno, il Diavolo in persona potrebbe apparire chiedendovi di rispettare la tradizione.
Si cammina su una antica mulattiera, un po’ in salita inizialmente poi praticamente in piano fino al crinale. Sul crinale corre una strada sterrata e, più sopra, in 5 minuti si raggiunge il crinale, una occasione per dare uno sguardo lunghissimo su tutto l’Appennino e la Pianura Padana fino alle Alpi.
Il rientro è altrettanto semplice: dopo una discesa un po’ ripida ma breve il tracciato riprende un sentiero in quota che si riconnette con la strada sterrata proveniente dal rifugio. Poco più sotto si trova la cosiddetta fonte del Santo, si può decidere di scendere a questa e poi risalire brevemente oppure seguire più comodamente l’ultimo tratto di sterrata, fino a San Pellegrino.

San Pellegrino in Alpe e il rifugio Burigone
Sospeso su uno sperone a 1710 metri, San Pellegrino in Alpe è il centro permanentemente abitato più alto dell’intera catena dell’Appennino, non solo Settentrionale ma di tutta la catena.
Il confine tra Modena e Lucca lo taglia esattamente a metà tanto che che i corpi dei Santi Pellegrino e Bianco, conservati nella chiesa del convento, hanno i piedi in Toscana e la testa in Emilia.
Il paese è famoso per la sua aria, per la sua spettacolare vista su tutta la catena delle Alpi Apuane e per il bellissimo museo etnografico della vita contadina.
Attraversato il portico, ai lati del quale si accede al museo e alla chiesa, si accede a un balcone spettacolare: una croce in legno si staglia sull’intera catena delle Apuane.

A ben guardare si vede anche un buco nella cresta: è l’arco del Monte Forato, dove la leggenda vuole che il diavolo, una volta finito di girare dopo il mitico ceffone, sia stato scaraventato così forte da bucare la montagna.
La croce in legno viene ricostruita ogni anno in Agosto, per la festa del Santo: la tradizione concede ai pellegrini di portarsi a casa un pezzettino di corteccia in ricordo del santuario.
Da San Pellegrino una strada sterrata di meno di 3 chilometri conduce al rifugio Burigone, raggiungibile in auto. Il rifugio è una vera scoperta: è immerso tra le faggete poco sotto il crinale, aperto su una vista meravigliosa verso la Garfagnana e le Apuane, occupa un antico casolare, uno dei tanti in cui vivevano le famiglie di boscaioli e pastori fino a pochi decenni fa.
Il rifugio è gestito con amore e lo si nota in ogni minimo particolare, nella cura e nella pulizia, nella cena e nella colazione con prodotti locali e naturali, nella qualità degli interni delle sale e delle camere. In tutto il rifugio ha due camere da 8 posti, ciascuno con il suo bagno.

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