La torre di Galatrona

Nepo e i maghi della torre di Galatrona in Valdarno

Discostatevi, uomini da bene” disse il mago, “sono Nepo da Galatrona, e faccio fare ai diavoli ciò che mi pare e piace”.
Per quasi due secoli, dalla metà del quattrocento alla metà del seicento, l’arcigno castello di Galatrona, torreggiante tra il Valdarno e la Valdambra, diede i natali a generazioni di maghi e stregoni, tanto conosciuti da rendere il nome della località quasi un sinonimo di terra arcana, generatrice di misteriosi sapienti.
Il sentiero dalla antica pieve al castello di Galatrona è una bella passeggiata, che consiglio soprattutto in autunno, quando l’atmosfera si fa più carica di mistero e i maghi sembrano ancora osservarci dall’alto della torre.

Il sentiero
La Pieve di Galatrona si raggiunge dal paese di Mercatale Valdarno, seguendo le numerose indicazioni per la torre di Galatrona.

La Pieve merita una visita: è una chiesa antichissima e in posizione suggestiva, circondata da vigne e uliveti, e sovrastata dai boschi della collina del castello. All’interno ci sono delle stupende ceramiche invetriate.
Dalla pieve si segue per un breve tratto la strada sterrata seguita dalle macchine (poche, se non si sale in estate) ma dopo poco ci si lascia consigliare da un cartello che indica il percorso pedonale.
Questo è un sentiero largo e comodo, impossibile perderlo, e comunque di quando in quando viene ribadito da qualche segno rosso; certamente doveva essere l’antico cammino di accesso alla torre, passando accanto a una vecchia casa e incontrando poi pietre miliari e segni di vecchi selciati.
Si attraversa un boschetto di lecci, querce e piante di corbezzolo che in autunno si riempiono di gustosi frutti.
Il sentiero è molto breve e in meno di mezz’ora si raggiunge la torre.
Qui vale la pena fare un giro per vedere le tracce delle antiche mura del castello, ormai diroccate, mentre la torre principale svetta orgogliosa come se fosse stata innalzata giusto ieri.
Da Aprile ad Ottobre, Sabato pomeriggio e Domenica (se non piove), è possibile visitare la torre e ammirare dalla cima un immenso paesaggio che si spinge fino alle cime del Pratomagno.
Per il ritorno si può seguire il sentiero dell’andata o, se non ci sono tante macchine, percorrere la strada sterrata che corre tra bellissime vigne e macchie di corbezzolo.

Nepo e i suoi discendenti: i Maghi di Galatrona
Quella dei maghi di Galatrona non è una leggenda, ma una storia vera. Noi non crediamo più al malocchio ne’ alle pozioni ma chi invece ci credeva erano gli uomini del quattrocento, certamente i contadini, ancora così attaccati alle credenze pagane vecchie di millenni, ma anche i ricchi mercanti di Firenze, e persino i Principi e i Signori di quella città.
Nepo, il capostipite della discendenza stregonesca, fu infatti medico personale di Giovanni dei Medici e poi mago al servizio di Lorenzo il Magnifico. Praticava incantesimi e curava uomini e animali.
Nepo produceva pozioni segrete come l’unguento armario, composto da ingredienti sinistri come polvere di mummia, muschio cresciuto sul teschio di un assassinato, lombrichi e grasso di orsa; con questi unguenti praticava incantesimi e curava uomini e animali anche a distanze remote.
Chi lo conobbe lo descrisse di statura grande, capelli neri, una barba nera a spazzola, di carnagione bruna, vestito spesso all’orientale, come i turchi, con cappello a punta e lungo mantello di stoffe preziose: l’aspetto di Nepo ha ispirato secoli di immagini di maghi, fino agli ultimi dei cartoni animati Disney.
Nepo di Galatrona fu tanto celebre da divenire sinonimo di stregone in tutta la Toscana e oltre, e Galatrona fu, nell’immaginario del popolo, il luogo di provenienza di ogni incantatore, anche per chi non sapeva davvero dove si trovasse questo castello, vivendo a giorni e giorni di cammino.
Alla metà del cinquecento l’Inquisizione iniziò a dare la caccia a streghe e stregoni e una anziana donna di Libbiano, vicino Pisa, venne interrogata con l’accusa di essere una strega; la povera donna, spinta dalla paura, raccontò che le streghe si riunivano nella cosiddetta “Città del Diavolo” e qui vi era anche uno stregone, che tutti chiamavano il Galatrone.
Nepo ebbe discendenti maghi per almeno due secoli, cioè finché l’opera inquisitrice della Chiesa non rese questo mestiere troppo pericoloso.
Si racconta che un giorno, verso la fine del cinquecento, un discendente di Nepo chiamato Domenico si recò lontano per intervenire in un caso di malocchio e strane morti. Il mago stava parlando con delle donne di quel paese quando improvvisamente tracciò rapido un cerchio per terra e disse: in questo cerchio v’è una strega. Una certa Angelica rispose: se c’è perché non la nominate? E il mago, che aveva individuato in lei la maliarda, disse perentorio: tu stai zitta, che mi basterebbe una sola parola e tu non usciresti più dal cerchio che ho tracciato.

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