La fine del sentiero, alle cascate del Doccione

Le cascate del Doccione, una esperienza sensoriale per tutti

Immaginate di non avere la vista, ne’ di essere autonomi nel camminare. Siete stati accompagnati in un luogo dove l’aria intorno a voi si fa fresca e udite un suono fatto di mille voci tutte assieme, voci d’acqua: rivoli, gocce, scrosci, getti, pozze, spruzzi. Il vostro accompagnatore vi porta più avanti e voi adesso avvertite una nebbia fresca posarsi sul vostro viso, mentre il rumore dell’acqua è così forte da non riuscire quasi a sentirsi quando si parla.
Chi ha progettato il sentiero alle cascate del Doccione, in Appennino Modenese, deve aver certamente immaginato una scena simile.
Il Parco del Frignano, che lo ha costruito, lo definisce come “percorso sensoriale accessibile”: sensoriale perché i suoni, le sensazioni al tatto, i profumi, tutto contribuisce a creare una occasione di incontro con la foresta; accessibile perché tutto il sentiero è attrezzato per essere percorso anche da carrozzine e da non vedenti.

Il sentiero e la cascata
Siamo alle pendici del Cimone, il gigante dell’Appennino, e per la precisione sul suo versante nord-orientale; da Fanano si seguono le indicazioni per Fellicarolo e dopo un lungo tratto in salita nel bosco si raggiunge il parcheggio delle cascate, ben segnalate.
Da qui inizia un sentiero in piano, sempre ben percorribile in carrozzella, solo forse un po’ più duro all’iniziale salita. Il percorso è largo e protetto a valle da una staccionata continua, il fondo è regolare. Si percorre un bellissimo bosco e alcuni ponticelli di legno scavalcano ruscelli e cascatelle.
Dove il sentiero finisce il suono dell’acqua si fa più forte: sono le cascate del Doccione, e qui il sentiero si fa spettacolare. Una passerella tutta in legno si solleva sul torrente, gli passa sopra, gira intorno a un albero e passa al cospetto della cascata. Qui davvero chiunque può avvicinarsi a un torrente di montagna fin quasi a toccarlo: è davvero una grande esperienza per tutti i sensi.
Un consiglio per la visita, la cascata dà il meglio di sé dopo piogge abbondanti, quindi la Primavera è senza dubbio la stagione migliore, l’Autunno avanzato unisce i colori del bosco all’acqua ormai tornata dopo la siccità estiva, e d’Inverno, se raggiungibile, la cascata schiude il suo mondo glaciale.

Cosa fare nei dintorni
Continuando a seguire la strada, che diventa sterrata, in 5 minuti di auto (oppure 20 minuti a piedi) si raggiunge una grande area picnic dove hanno da poco riaperto il Rifugio Taburri: non avendolo provato mi fido delle recensioni, tutte concordi nel parlare di ottima cucina e ambiente accogliente. Il rifugio ha anche due camerate per il pernotto.
Tornando verso Fellicarolo, passato Casa Re, si incontra un bel parco privato ma ad uso pubblico: è il Parco della Sequoia, tutto recintato e con un bel prato, affascinanti sculture di pietra e giochi per bambini. Ho immaginato che un privato con uno spiccato senso del donare alla comunità abbia fatto tutto questo per chi vuole godere del fresco di questa meravigliosa vallata.
Nel paese di Fellicarolo troverete un tipico ristorantino di montagna; altre informazioni possono essere trovate nel bel sito web di Fellicarolo.

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