le cascatelle delle Tre Fonti

Il sentiero alle Tre Fonti, a Trappola sopra Loro Ciuffenna

Si racconta che un giorno San Francesco, tornando dalla Toscana verso la sua Assisi, passasse dalle pendici del Pratomagno e poco prima di raggiungere il crinale fosse circondato da lupi famelici. Conoscendo il suo potere persuasivo nei confronti di tutti gli animali dobbiamo pensare che non ebbe affatto paura, ma comunque uno dei lupi, il più grosso del branco, si interpose tra il Poverello e i suoi affamati simili, ricacciandoli nella foresta con uno spaventoso ringhio. Il lupo amico era così grosso che lasciò l’impronta della sua zampa su una roccia, la quale sotto il suo peso si fece morbida come fango. Nei pressi di quell’orma fu costruito un capanno in pietra, detto Maestà dell’orma del lupo, che per chissà quante estati ha ospitato i pastori di questi pascoli e li ha osservati partire a Settembre verso le lontane terre di Maremma.
Il mondo dei pastori e dei carbonai, della polenta di castagne, della vita dura, si è dissolto per sempre anche se in luoghi come questo sembra appena assopito. Una piccola casa editrice locale, Elicriso, ha pubblicato da poco una raccolta di racconti dal titolo “All’ombra del Pratomagno”. Queste storie sono raccontate dalla viva voce degli ultimi testimoni del mondo agricolo e pastorale che con linguaggio schietto e popolare rievocano una quotidianità quasi immutata da millenni, eppure sono bastati pochi decenni per perderne la memoria.
Seguendo i loro racconti ho portato più volte i bambini a vedere cose che loro, quarta generazione da quelle storie, rischiano di non conoscerne mai neppure l’esistenza.

Il percorso
Il sentiero parte da Trappola, un antico paese fortificato alle pendici più alte del Pratomagno; segue una antica strada, larga e comoda, che corre quasi in piano lungo la costa del monte, il che lo rende adatto a tutte le età e facilmente accessibile anche a quattro ruote, passeggini o sedie a rotelle che siano. Si arriva da Loro Ciuffenna (bellissimo paese da visitare, con un vertiginoso ponte sul torrente e uno dei più antichi mulini ancora funzionanti della Toscana), proseguendo poi per le frazioni montane e seguendo le indicazioni per Trappola, continuando la strada che gira intorno al paese fino a incontrare un grande spiazzo, un bivio di strade e una chiesetta chiamata Maestà delle Forche, dove c’è un bel prato per picnic e una fonte. Da qui parte dritto verso il crinale il sentiero 23, una ripida antichissima mulattiera che in mezz’oretta circa porta alla Maestà dell’Orma del Lupo; da questo sentiero si può anche seguire un percorso alternativo per le Tre Fonti.
Noi però siamo qui in cerca di sentieri facilissimi e imbocchiamo il sentiero 22, a sinistra, che indica “le Tre Fonti”; è una strada che quasi subito appare chiusa da una sbarra, si passa a lato ma in caso di bisogno, ad esempio volendo far passare una sedia a rotelle o un passeggino, si può facilmente alzare.
Il sentiero è, come detto, facile e riposante, ma comunque sempre incastonato in un ambiente di vera montagna con speroni rocciosi, grossi castagni secolari e boschi a perdita d’occhio. Di quando in quando una panchina sembra fatta apposta per lasciarsi alle spalle la fretta, e a fine estate i cespugli sono ancora incredibilmente ricchi di more enormi. Unico punto di attenzione, il bordo sinistro della strada, che in certi punti precipita in dirupi spinosi: la carreggiata è larga, basta stare più a destra.
Dopo non più di 45 minuti a velocità di bambino, un’ora al massimo, si raggiunge uno spiazzo con una piccola fonte, ma si prosegue ancora per 5 minuti raggiungendo infine un vecchio ponticello di legno e uno splendido torrente che salta con due allegre cascatelle dopo aver modellato le arenarie scavando pozze, canalini e marmitte.
Si torna indietro per lo stesso sentiero che, essendo aperto ad Ovest, a fine giornata si inonda di luce e di colore e dà il meglio di sé.

Storie di un mondo
Negli anni cinquanta e sessanta del secolo passato le frazioni di Loro Ciuffenna si raggiungevano a stento con i mezzi a motore, in alcuni casi si arrivava ai paesi tramite mulattiere vecchie di secoli. Un vecchio sentiero chiamato la Galuppa collegava le frazioni tra di loro, e questo grappolo di vecchie rocche e minuscoli borghi rimaneva isolata nei freddi inverni di quegli anni.
Erano tempi duri: Nicola Luigi, uno degli autori della raccolta All’ombra del Pratomagno, ricorda che chi scendeva al mercato comprava un’aringa salata che era un vero lusso, una prelibata variazione nella dieta monotona a polenta e fagioli. L’aringa non si mangiava ma si sfregava sul pane per insaporirlo, una sola volta. E se un giorno il più piccolo della famiglia esagerava sfregandolo ben tre volte c’era chi lo rimproverava “Codesta ‘unn è fame… e l’è ingordigia!”.
Erano tempi in cui ci si lavava una volta la settimana, in una tinozza d’acqua che doveva bastare per tutta la famiglia; andava meglio d’estate, quando ci si poteva bagnare nel torrente. La gente è sempre partita in cerca di lavoro, le donne a Firenze come domestiche, gli uomini al pascolo d’estate e in Maremma d’inverno, in quella transumanza da cui non sempre si tornava vivi.

Giuliana Chiarelli ricorda ancora il trascorrere delle stagioni segnate da riti antichi come il mondo. Le sue parole ridanno vita ai seccatoi delle castagne: erano casette piccole, con minuscole aperture, e dentro ardeva lento un fuocherello sempre acceso per un mese intero: Giuliana ricorda che era un gran via vai di gente, quasi il fuoco fosse un parente che non doveva mai essere lasciato solo. La sera il paese si ritrovava nei seccatoi e giocava a carte e a morra, beveva vino e gli anziani raccontavano storie cupe di fantasmi, folletti e streghe, oppure si rideva del matto del villaggio,o si raccontava per la ancora di volta quella storia dell’asino che non fu mai pagato. I ragazzi facevano il giro dei seccatoi, che per ogni paese potevano essere decine, ascoltando e riascoltando i vecchi racconti. E innumerevoli amori nascevano in quel tepore, e chissà quanti baci scambiati nella penombra.
In quei tempi il romantico piacere di passeggiare era lusso a pochi, per gli altri restava il camminare per necessità; e si racconta della donna che partita da Raggiolo in Casentino in una fredda mattina d’inverno, raggiunse i parenti in quel di Loro. A inizio pomeriggio, pur consapevole delle poche ore di luce che le restavano, decise di avviarsi verso casa; non aveva neppure raggiunto il crinale del Pratomagno che fu sorpresa da una gelida tempesta dalla quale tentò di ripararsi dietro a un grosso castagno. La donna si addormentò e non si svegliò più: da quel giorno, a ricordo della viaggiatrice e di tutti quelli che in tutte le stagioni attraversavano la montagna, fu eretta una croce e ogni passante lasciava un sasso, per cui in breve si creò una piccola collina che anche oggi segna il confine tra i territori di San Clemente e Trappola.

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