I colori della foresta della Lama

Raggiungere la Foresta della Lama con lo “Wild Bus”

La Lama è una foresta profonda e lontana, è la tana della Natura. Vi si arriva da sentieri che scendono ripidi dal crinale appenninico, tra Toscana e Romagna, nei pressi dell’Eremo di Camaldoli, a volte per lunghe strade sterrate, altre volte per scoscesi sentieri. E poi, per tornare a casa, bisogna risalire.
La Lama è un gioiello, con le sue foreste rigogliose, i daini e i cervi che scorrazzano ovunque e i torrenti che scorrono placidi dopo essere precipitati giù per il versante.
Ma si sa che per un bambino piccolo non esiste sentiero più duro di quello che scende all’andata e sale al ritorno.
Il Parco delle Foreste Casentinesi da alcuni anni ha inventato il Wild Bus, un servizio di bus navetta che scende la mattina alla Lama, per poi risalire il pomeriggio.

Il Wild Bus
Il servizio di Wild Bus, volendo, è molto più che una navetta: una guida ambientale sale con voi e vi accompagna alla scoperta della Lama.
Il piccolo autobus percorre la lunga strada forestale della Lama, chiusa al traffico e percorribile solo a piedi (ma è lunga davvero, 20km) o in mountain bike: lungo questa bellissima strada, che era nata come ferrovia per un trenino per il trasporto della legna, vediamo la foresta cambiare sotto i nostri occhi, il faggio lascia progressivamente il posto all’acero, ci immergiamo nel cuore delle foreste più selvagge e l’incontro con daini e cervi è abbastanza usuale.
Il Wild Bus deve essere ovviamente prenotato (è piccolo, 16 posti inclusa la guida) chiamando i centri visita di Bagno di Romagna e di Badia Prataglia, che sono anche i punti di partenza e rientro del bus.
La giornata con la guida è bella e rilassante, ci aiuta a conoscere alberi, animali e rocce di questo parco, e naturalmente ci racconta le mille storie della foresta della Lama, ma l’autobus può anche essere utilizzato come navetta, e volendo anche solo per il ritorno, ad esempio arrivando a piedi dal sentiero degli Scalandrini che costeggia l’omonima e bellissima cascata (quando c’è acqua): una idea per una gita futura.
Il Wild Bus funziona a Luglio (quando la gita include la traversata del lago artificiale di Ridracoli in battello), ad Agosto, Settembre e anche Ottobre, quando si scende ad ammirare i colori della foresta in Autunno.
Il programma, i costi e i numeri da chiamare per prenotare sono disponibili nel sito del Parco delle Foreste Casentinesi, soprattutto scaricando il programma dell’anno in corso.

La foresta della Lama
La Lama oggi si presenta come una grande area alberata pianeggiante circondata da montagne coperte di foreste; qui si trova un piccolo rifugio non gestito, il Tiglie, la casa delle guardie forestali, grandi prati e tanti torrenti che l’attraversano; ci sono sorgenti perenni e tavolini da picnic, e naturalmente tanti alberi locali e anche esotici, tracce di esperimenti forestali dell’Ottocento. Alcuni sentieri attraversano in lungo e in largo la Lama, costeggiando le montagne fino alla Riserva Integrale di Sasso Fratino; altri sentieri salgono verso il crinale per raggiungerlo in un paio di ore di salita. Non ultimo, lungo le strade sterrate più assolate crescono piante di rovo con tante more succulente persino in questo anno avaro di qualsiasi frutto di bosco.
Per capire meglio al Lama e le foreste è utile passare un po’ di tempo in uno dei centri visita da cui parte il bus; in quello di Badia Prataglia, ad esempio, si possono avere informazioni su piante e animali (un lupo morto per cause naturali è qui imbalsamato) ma anche sulle leggende del bosco; in una sala si può assistere al celebre incontro di Siemon, l’ispettore che salvò le foreste, con il Granduca di Toscana; in un’altra ci sono giochi per i bambini più piccoli.

Storia della Lama
Le Foreste Casentinesi non sono sempre esistite: per secoli sono state sfruttate a tal punto e così malamente che agli inizi dell’Ottocento queste montagne dovevano essere simili a un deserto, se l’Ispettore del Granduca di Toscana, Karl Siemon (chiamato appositamente da Praga) nel suo resoconto parlò di un paesaggio tristissimo, ovunque devastazione e miseria, un vero scempio ecologico. Il Granduca non se lo fece ripetere: tolse la gestione ai Frati Camaldolesi, che avevano amministrato le foreste (male, si direbbe) per quasi tre secoli, e chiese all’Ispettore boemo di occuparsene personalmente. Carlo Siemoni (nel frattempo si era italianizzato il nome) spese la sua vita piantando alberi, costruendo strade di servizio e insegnando ai locali l’uso consapevole del bosco. Nacquero così le Foreste Casentinesi, di cui la Lama era il cuore attivo: segherie, abitazioni per i boscaioli, persino una cristalleria.
Un secolo più tardi un altro amministratore delle Foreste, Fabio Clauser, si accorge che una parte della foresta sembrava essere intoccata, praticamente una foresta vergine, una delle pochissime d’Europa: oggi la Lama confina con la Riserva Integrale di Sasso Fratino, un lembo di foresta integrale dove non è consentito entrare, nella quale il bosco è lasciato crescere e rigenerarsi senza alcun intervento umano.

Strani avvenimenti nella foresta
I boscaioli che in passato lavoravano alla Lama raccontavano di strani accadimenti difficili da spiegare con la ragione, oggetti che si spostavano, lamenti nel fitto del bosco, luci nella foresta, e una voce che di notte chiamava insistentemente la sua capra “cibina! cibina!”.
I boscaioli ne erano sicuri, era lo spirito senza pace di Farniole.
C’era una volta un giovane orfano mandato a garzone e capraio presso un contadino del podere di Farniole, per cui tutti iniziarono a chiamarlo con questo nome.
Accadde un giorno che il giovane avesse fatto qualcosa che non era affatto piaciuto al contadino, c’è chi dice che bevve il suo miglior vino e chi dice che insidiò la sua figliola. Fatto sta che il contadino fu preso da una tale ira che colpì con un bastone il giovane e, credutolo morto, infilò il corpo nel forno del pane, dove il povero ragazzo trovò questa volta morte certa.
Una storia di violenza e atrocità che non doveva essere così rara a quel tempo, se non ché lo spirito irrequieto del ragazzo infestò il podere e c’è chi dice che il contadino stesso morì pochi giorni dopo.
Il fantasma comunque non si placò e tempo dopo ci fu chi andò a cercare il solito monaco in odore di santità (come fu fatto per il fantasma del Mantellini) presso l’Eremo di Camaldoli; questi, resosi conto della situazione, propose allo spirito un ultimo grande danno a patto di lasciare poi quel podere e andare altrove, nella foresta.
Lo spirito accettò è chiese: vuoi che diventi acqua o fuoco? Il frate disse fuoco, perché da quelle parti l’acqua fa grandi danni, e così Farniole si scagliò contro la vetreria, bruciandola a tal punto che oggi non ne resta la minima traccia.
Da quel giorno il fantasma di Farniole vaga tra i ruscelli della Lama, sempre inquieto ma pacifico, al massimo un po’ burlone.
Chiedete alla guida di raccontarvi la storia di Farniole presso lo spiazzo che ospitava la vetreria: vi racconterà la storia con tanti più particolari che la tradizione ha via via aggiunto.

La Lama e alcuni dei suoi itinerari

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