Una notte in tenda nella Foresta di Sant’Antonio di Reggello

Una notte in tenda nella Foresta di Sant’Antonio di Reggello

Le pianure interne italiane, sopra e sotto l’Appennino, possono diventare fornaci quando l’alta pressione africana rimonta portando aria infuocata e carica di umidità; in meno di un’ora da Firenze si può fuggire nell’ombra di una splendida foresta attraversata da torrenti, nemmeno troppo alta in quota eppure fresca e piacevole; la Svezia vi sembrerà a portata di mano senza dover andare all’Ikea.
La mia bambina più piccola aveva solo quattro mesi quando trovai questo spiazzo nel bosco per un fresco bivacco alle pendici della Secchieta, a mezz’ora da casa mia. Con l’auto, anche senza 4×4, ci si può spingere a poche centinaia di metri dal breve sentierino (50 metri) che porta al posto.

Come arrivare
Dal paese di Reggello, nel Valdarno Fiorentino, si sale verso la montagna e la frazione di Pontifogno grazie a una stradina di campagna (a un incrocio con una croce tenere la destra) che dopo un ponticello e un vecchio mulino diventa sterrata e sale più decisamente. Dopo qualche chilometro, passato un primo incrocio sulla sinistra, la strada diventa più malandata ma sempre praticabile senza 4×4 a condizione di non avere una macchina troppo bassa; in alternativa ci si può fermare già qui. Si prosegue poi a piedi fino a un piccolo casotto dell’acquedotto sulla destra e, pochi metri più avanti, al sentiero che scende ben evidente sulla sinistra, indicato da un cartello “la terza via”.
Il percorso a piedi è minimo, in poche centinaia di metri (o anche meno a seconda di dove si è parcheggiato) si raggiunge il posto di bivacco: si tratta di uno spiazzo nel bosco che si raggiunge da due ponticelli che aiutano a scavalcare altrettanti piccoli torrenti. Accanto allo spiazzo altre radure più piccole sono state frugalmente attrezzate con sassi piatti come fossero sedie e tavoli. Alcuni cerchi di pietre sono stati usati per accendere un fuoco ma voglio ricordare che siamo in un’area protetta e che i fuochi sono proibiti. Nei pressi, un bel torrentello fornisce acqua fresca per lavarsi, ricordate solo di non usare saponi e altri inquinanti.

Il bivacco nel bosco
L’esperienza di un bivacco nel bosco è già magica di per sé: il silenzio della foresta interrotto solo dai richiami degli uccelli notturni, dormire cullati dal mormorio dell’acqua che scorre, svegliarsi la mattina e lavarsi la faccia nel freddo torrente. La notte acuisce la percezione e ci avvolge di mistero, ogni storia di fantasia raccontata in questo luogo e in questo tempo avrà la forza e la serietà di una solida realtà.

Se si ha la fortuna di essere in gruppo cenare tutti insieme nel fresco del bosco sarà un’esperienza divertentissima. La mattina successiva potrete passare ore ad esplorare le pozze e i canalini scavati nelle arenarie del letto del torrente: osservate le marmitte, buchi circolari che sembrano scavati dall’uomo ma che in realtà sono creati dal moto vorticoso delle acque che ha scavato queste forme perfette usando sassolini come la punta di un trapano.
Le pozze d’acqua sono piene di vita, i gamberi di fiume e le piccole trote si nascondono sotto le rocce e centinaia di girini nuotano liberi aspettando la metamorfosi a rane.
Se i vostri bambini sono abbastanza grandi seguite i sentieri 15 (sul lato sinistro) o 16 (sul lato destro, tornando alla strada asfaltata) che in meno di 2 ore di salita portano a case Sant’Antonio, un complesso di vecchie coloniche in parte utilizzate come bivacchi autogestiti, e da qui fin sul crinale.
Se poi la giornata è afosa un bagno nelle acque fredde del torrente sarà un piacere unico: il primo ponte scavalca una fantastica cascata che si getta in una pozza verde del primo ramo del torrente, ma anche il ramo principale si articola in una serie infinita di piccole pozze, cascatelle e toboga.
Questo bosco fa parte dell’Area Protetta Foresta di Sant’Antonio, un’area ancora integra e naturale con boschi di faggi, ontani, roverelle, pioppi e aceri: presso il comune di Reggello sono disponibili carte della zona al 10:000.
Attenzione!
Ricordatevi che non siete in un campeggio, il bivacco notturno è malapena tollerato se le tende saranno smontate la mattina presto, dopo essere state installate al tramonto. Ricordatevi di lasciare il luogo pulito e di non lasciare immondizie anche piccole (una cannuccia o una cicca) perché nessuno verrà a pulire la piazzola. Non accendete fuochi, siamo in un’area protetta e d’estate una sola scintilla potrebbe provocare un dramma, come purtroppo è già accaduto in quest’area. Fate in modo che chi viene dopo di voi trovi lo stesso ambiente incontaminato che vi ha affascinato.

Storie di lupi (quelli veri)
In questi boschi è stato segnalato il lupo a partire dalla metà degli anni ’90 e la sua popolazione è in continua crescita, sia per una decisa riduzione della caccia e della pastorizia, sia per un progressivo aumento delle sue prede preferite, ungulati (cinghiali, caprioli, daini), lepri e roditori.
La riforestazione per l’abbandono di molte aree in precedenza occupate da pascoli e campagne ha portato all’ampliamento dei territori di caccia dei lupi, che così hanno iniziato non solo ad espandersi e riprodursi, ma anche a colonizzare zone contigue, passando di crinale in crinale.
Il lupo appenninico ha iniziato a camminare negli anni 80 dai lontani altopiani ventosi dei Sibillini e del Gran Sasso per arrivare generazione dopo generazione in Appennino Toscano. I lupi sono animali affascinanti, ben diversi dall’archetipo del male raccontato da tante leggende; sono grandi camminatori (ci sono lupi appenninici che sono stati arrivati sulle Alpi), vivono in gruppo con un forte senso sociale e un grande attaccamento ai piccoli, alla famiglia e al gruppo: sono dei bellissimi esempi da raccontare ai bambini.
I lupi che vivono fuori dalle favole non sono mai pericolosi, si cibano di animali possibilmente vecchi e morenti e sono incredibilmente timidi, l’incontro con un lupo è un caso rarissimo al quale l’animale non perde tempo a sottrarsi il prima possibile; anche sentire gli ululati nella notte, anche se può far venire i brividi, è una esperienza rarissima e molto fortunata, se ricordiamo che l’ululato è in realtà un richiamo sociale e non, come nei film, un annuncio di caccia all’uomo; considerate che un lupo non ha una vista eccezionale, non vede oltre i venti metri, e usa l’udito e l’odorato per orientarsi e per trovare i propri simili. Tra l’altro il lupo appenninico, ancora una volta molto diversamente da favole e leggende, è piuttosto piccolo rispetto ai suoi parenti di altre parti del mondo, raramente raggiungendo i 30 Kg.
Al contrario l’uomo è ancora pericoloso per il lupo come testimoniano i frequenti casi di bracconaggio: per questo mi piace pensare che i bambini possano iniziare presto ad apprezzare questo incredibile animale. Per chi volesse saperne di più consiglio il libro “La via del lupo” del bravo Marco Albino Ferrari, noto scrittore di montagna.

Download file: santantonio.gpx

Volendo, si può fare un breve giro ad anello che inizia al ponte si pietra (varie possibilità di parcheggio), sale lungo il sentiero 15 e scende lungo il 16, o viceversa

Download file: Reggello 002.gpx

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