Il lupo dell'acquerino ripreso dalla fototrappola; credits Luca Cecconi

Wolf howling all’Acquerino, ovvero parla coi lupi

Il gruppo che si è riunito per assistere alla prova di wolf howling è numeroso, siamo almeno una ventina e i bambini sono tanti. C’è molta eccitazione, tutti sono allegri e i bambini si divertono a ululare preparandosi alla prova come a una festa di halloween. Usciamo dal rifugio nel fresco della notte autunnale e iniziamo a percorrere un breve tratto di sentiero: poco prima avevamo visto un filmato ripreso da una fototrappola, una coppia di lupi camminava lungo la strada sterrata che corre accanto al rifugio e un terzo lupo era sbucato furtivo proprio da questo sentiero.
Mano a mano che ci inoltriamo nel bosco di notte l’eccitazione muta in emozione, e gli schiamazzi lasciano il posto a un silenzio sempre più sospeso. Alla radura le lampade si spengono: davanti a noi boschi e montagne immersi nell’oscurità che la luna riesce a malapena ad accendere di una luce pallida rendendoli ancora più misteriosi. La prova ha inizio: dall’altoparlante esce un lungo, lamentoso ululato che riempie tutta la valle.
Per gli esperti di lupi che ci accompagnano si tratta di un richiamo che solo raramente riceve risposta, ma per chi è nuovo a questa esperienza è qualcosa di molto intenso, è una chiamata alle forze ancestrali che abbiamo relegato lontano dalle nostre case, lassù nei boschi. I bambini si serrano ai genitori, le mani si stringono.
Nell’oscurità sotto di noi si nasconde il lupo, ormai lo sappiamo, è lì che ci guarda e ci ascolta; ci hanno raccontato di lupi che sono passati in quel punto poche decine di minuti dopo la prova di wolf howling, come se fossero venuti a verificare che non si trattasse di un branco rivale; ci hanno mostrato la foto del lupo che è passato di qui meno di 24 ore fa; e ora sappiamo che i lupi ci osservano anche se non si manifestano, e questo rende tutto più magico, come se il richiamo fosse destinato a quel lupo molto antico che sta rintanato dentro di noi.
Anche questa volta i lupi non hanno risposto, eppure i volti di chi rientra al rifugio sono quelli di chi lo ha sentito davvero, benché non con l’udito. Il wolf howling e la ricerca sui lupi in generale è, lo confermo, l’attività più emozionante a cui si possa partecipare in un bosco.

Lupi e gatti selvatici
Il Rifugio Cascina le Cave, nel parco dell’Acquerino Cantagallo, è uno dei luoghi dove si fa attività di wolf howling, grazie anche a una presenza lupesca abbastanza nutrita nonostante le modeste dimensioni del parco. I gestori del rifugio, un gruppo di ragazzi assolutamente ospitali e simpatici, mettono insieme una piccola comitiva che poi accompagnano al rifugio. Già durante il percorso si avvalgono di esperti e appassionati amatori: Luca, ad esempio, fa il farmacista e nel tempo libero segue i lupi e la fauna delle montagne di Prato ormai da anni. Luca ci mostra come viene installata una fototrappola su un albero: si tratta di una macchina fotografica con un sensore che gli permette di scattare una foto o avviare la registrazione di un filmato quando qualcosa in movimento passa davanti all’apparecchio.
Il trucco sta nel posizionare la fototrappola in modo che inquadri un luogo frequentato da animali, come un abbeveratoio naturale, oppure come in questo caso posizionando una esca odorosa, in pratica una essenza che piace particolarmente a quel tipo di animale. La prima fototrappola viene posizionata per la ricerca del gatto selvatico, l’animale forse più sfuggente e raro di queste montagne.
Arrivati al rifugio ormai a sera inoltrata raccogliamo una videotrappola lasciata nei pressi del casolare da due settimane. In serata, dopo tanti fotogrammi di cervi e innumerevoli foto diurne di cercatori di funghi e castagne, scopriremo che il lupo è passato proprio accanto al rifugio meno di 24 ore prima.
Al rifugio cresce la confidenza del gruppo, si parla e ci si conosce. Luca e Claudia dell’associazione Canislupus Italia raccontano della vita e delle abitudini dei lupi, proiettano immagini e rispondono alle mille curiosità. Quindi tutti a cena: si mangia davvero bene, come in quasi tutti i rifugi del nostro Appennino.
La cena è finita, è il momento più speciale, è tempo di sperimentare il wolf howling. Ci inoltriamo nel bosco e iniziamo ad emettere il richiamo tramite un altoparlante che amplifica la registrazione di un vero ululato di lupo solitario prima, poi quello di una cucciolata con mamma. Si tratta di una attività non fine a se stessa ma associata a campagne di censimento della popolazione lupina. Luca ci ricorda che il wolf howling è una attività stressante per i lupi, che possono sentirsi minacciati nel loro territorio ed essere spinti ad andarsene, quindi viene fatta esclusivamente da persone autorizzate e solo in alcuni periodi dell’anno.

Ascolta l’ululato del lupo

Arrivare al rifugio
Il Rifugio Cascina le Cave organizza tantissime attività, passeggiate a tema, incontri sugli animali, gestiti in maniera impeccabile e con estrema professionalità: in questi casi si parte tutti insieme dal parcheggio di Cantagallo, un microscopico paesino dell’alta valle del Bisenzio, incredibilmente capoluogo di Comune. Prima di entrare in paese una stradina sterrata (cartello per il rifugio) conduce a un parcheggio immerso nel verde.
Per chi salisse in autonomia, dal parcheggio ci sono vari sentieri per raggiungere il rifugio: il più consigliato è il segnavia 36 che dopo un ponticino sale prima un po’ ripido, poi molto più morbido; nel pieno del castagneto si seguono i cartelli che portano al rifugio Le Cannicciaie, un edificio un tempo adibito a essiccatoio di castagne che i ragazzi del rifugio stanno ristrutturando per farne un bivacco. Proseguendo lo stesso evidente sentiero si arriva all’innesto con il segnavia 36a, un sentiero botanico che sale più ripido e diretto per il rifugio; si seguirà quest’ultimo e non si abbandonerà fino al rifugio Le Cave. L’ultimo tratto di sentiero e il rifugio sono circondati da uno stupendo, secolare castagneto da frutto; la raccolta di castagne è libera se ci si limita a quantità non eccessive (una busta per uno), la qualità è eccelsa.

Ma chi è il lupo?
Per tanto tempo si è ritenuto che l’anno 1924 avesse visto la fine dei lupi in Appennino. Poi, mezzo secolo dopo, il lupo ricompare: prima un piccolo gruppo nelle selvaggissime montagne della Maiella, dove alcuni esemplari erano riusciti a sopravvivere. Poi, anno dopo anno, il gruppo iniziale si amplia e torna nei territori dove era presente un tempo, prima in Abruzzo, poi sui Sibillini, infine arriva in Toscana, con una interessante presenza in Casentino. Ma il lupo è un gran camminatore e non si ferma, si espande verso l’Appennino Pratese e Pistoiese, si dice arrivi persino nelle Apuane, si consolida come presenza in Appennino modenese e sopratutto Parmense. Da qui iniziano a colonizzare le Alpi Occidentali, in Italia per fortuna sono protetti ma non vale altrettanto in paesi che non conoscono più il lupo da secoli, e passare il confine per un lupo può essere fatale. Il lupo ha una forza interiore che lo porta a muoversi e colonizzare nuovi territori, è un comportamento detto dispersione, cioè l’istinto di muoversi su larghi territori ed allontanarsi dal branco per trovare un nuovo terreno di caccia: è la dispersione che ha consentito ai lupi di sopravvivere e di tornare sulle montagne.
Nascono associazioni di salvaguardia perché il lupo torna in un territorio che non è più quello del 1920, ora città e strade sono ovunque, il lupo deve essere protetto e in qualche modo deve essere tenuto lontano dall’uomo, per il bene del lupo stesso.

Alcune associazioni iniziano a fare informazione, a promuovere le reti elettrificate e i cani pastore allo scopo di proteggere le pecore dall’istinto cacciatore dei lupi, e i lupi dall’istinto distruttore degli uomini; e poi insegnano la convivenza, ricordano che al di là delle leggende i lupi non attaccano l’uomo proprio perché non lo conoscono e per questo lo temono, a differenza dei cani selvatici o semiselvatici che invece hanno familiarità con l’uomo e possono diventare estremamente pericolosi.
In Italia ci sono circa un migliaio di lupi, di cui alcune centinaia in Toscana: non sono numeri enormi ma i lupi sono, come si è detto, dei grandi camminatori ed hanno bisogno di ampi territori. I lupi sono nel bosco, intorno a noi, anche se sono praticamente impossibili da vedere: l’esperto Luca in anni di pedinamenti ha incontrato solo una volta il lupo. Eppure sono lì che forse ci osservano; adulti e bambini ne sentono la presenza, ne vedono le immagini prese dalle fototrappole, ne sentono l’ululato, ne rinvengono le tracce e gli escrementi; anche se non c’è stato un vero incontro le nostre guide sono state bravissime ad aiutarci a percepire la presenza del lupo.
Il lupo è un animale che ci stupisce perché vaga libero su territori immensi, come quel maschio che, ci dicono, tramite radiocollare è stato seguito in tutta la provincia di Prato in un solo giorno. Allo stesso tempo però sono anche animali sociali, con una organizzazione complessa; ci raccontano la storia della lupa ferita da una fucilata e non più capace di cibarsi e allora il branco la accudisce e le porta il cibo e in cambio a lei viene assegnato il ruolo cosiddetto di helper: in pratica fa da baby sitter tenendo i cuccioli mentre le madri sono a caccia.

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