La Buca delle Fate di Badia Prataglia

La misteriosa Buca delle Fate di Badia Prataglia

Una foresta millenaria, che in primavera brilla come uno smeraldo; un grande prato fiorito con un simpatico rifugetto attrezzato per fare la brace dentro e fuori; una misteriosa grotta che fa da casa a tre fate protettrici del bosco. Siamo in Casentino, quasi al confine con la Romagna, terra di lupi e di frati eremiti.
Qui nei pressi di una grotta di origine tettonica, cioè creata dal sollevamento delle rocce, c’è chi giura che la mattina si vedano dei panni stesi, e che siano proprio le fate a fare il bucato.

Il sentiero
Dalla piazza centrale di Badia Prataglia si segue le indicazioni per Campo dell’Agio e, se non troppo affollato, si prosegue con l’auto fino alle ultime case e dopo poche decine di metri di sterrato, dove di solito si parcheggia. Qualcuno prosegue in auto fino allo stesso Campo delll’Agio ma… occhio alle sospensioni.
In ogni caso anche a piedi la strada è breve e in meno di mezz’ora si raggiunge l’ampia radura con il piccolo rifugio al centro, i punti per fare il fuoco, la fonte d’acqua e i tavolini.
Qui a volte non basta fare il proprio dovere riportando a casa i rifiuti ma purtroppo serve anche raccoglierne un po’ di quelli lasciati dai visitatori precedenti: il bosco ve ne sarà grato.
Da qui un sentiero ben segnalato inizia a salire e porta in circa un’ora alla Buca delle Fate, per poi proseguire verso Camaldoli.
In questo inverno sembra che le fate, forse disturbate, abbiano scatenato una furiosa tempesta che ha sradicato alberi giganteschi e ostruito il normale passaggio: sarà meglio lasciare il sentiero pochi metri più a monte del cartello, cercando di non fare troppo rumore per non farle arrabbiare ancora e scaraventare altri alberi lungo il passaggio.

Una storia di fate
In un tempo lontano, in quel di Badia Prataglia
vivevan tre sorelle al limitar della boscaglia
passavano il tempo facendo scope di saggina
ognuno le conosceva come Amaranta, Domitilla e Smeraldina

Le tre sorelle uscivano al mattino presto assai
con loro la foresta senza cure non restava mai
se erano malati medicavano i castagni
e curavano gli animali da ogni sorta di malanni

Ma una triste notte di un autunno troppo asciutto
udirono un pianto come se il bosco piangesse tutto
subito corsero in aiuto delle foreste amate
ma in un furioso incendio le loro speranze erano sfumate

Nella grande foresta tutta in cenere ridotta
ne’ tra i dirupi di roccia dal fuoco cotta
non si trovò traccia delle sorelle accorse
ma qualcuno da quel giorno strani eventi scorse

Per esempio il grande incendio lasciò intatto
un grande prato a forma di cuore, ed è un fatto
che solo erba vi crescesse e Campo dell’Agio fu chiamato
perché il viandante da ora in poi vi riprendesse fiato

Delle tre sorelle si iniziò in paese a parlare
come di fate che nel bosco erano tornare ad abitare
Domitilla era la più anziana e la più dispettosa
ne faceva di burle e di dispetti a iosa
legava i capelli alle ragazze, soprattutto quelle belle
quando esse dormivano e in cielo brillavan le stelle.

Smeraldina viceversa era la più piccina
cavalcava i caprioli e cantava come un’uccellina
ballava sui fiori e si addormentava sui prati
per chi sfiorava di notte, i brutti sogni erano passati.

La fata Amaranta, che era la mezzana
si innamorava di un pastorello a settimana
ma era troppo timida per presentarsi
e come farfalla o lucciola finiva per mostrarsi

Lassù nel bosco c’è un grande anfratto
e c’è chi vi vede dei panni stesi, ma non è matto
tornando alla sera i panni son tutti ritirati
son le tre fate che fanno i loro bucati

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