La Grotta dell'Onda

La Grotta dell’Onda, un riparo preistorico in Apuane

Un vento freddo spazza la foresta di abeti che ricopre la vallata come un manto, nascondendo i grandi acquitrini che serpeggiano intorno ai fiumi. L’aria gelida sembra provenire dal mare, lontanissimo all’orizzonte, ma in realtà è un vento del nord da cui le cime nevose alle nostre spalle ci proteggono. Questo riparo di roccia è abitato da generazioni e generazioni perché protegge dai venti gelidi, dalla neve e dalla pioggia. Avere le spalle coperte è importante perché possiamo concentrarci a presidiare la scarpata verso valle e le foreste abitate dagli animali di cui ci nutriamo, ma anche da quelli di cui siamo prede. Oltre che da altri uomini come noi. Questo potrebbe essere stato il pensiero di un abitatore della Grotta dell’Onda 30mila anni fa, quando i primi individui, probabilmente appartenenti alla specie neanderthal, scoprirono questo magnifico posto. Era un mondo così diverso che, avendo una macchina del tempo per andarci, non lo riconosceremmo: il mare si era ritirato di parecchi chilometri, le valli erano occupate da una impenetrabile foresta boreale e sulle montagne la neve era perenne: era il mondo dell’Era Glaciale.

Questa grotta doveva apparire ai nostri antenati comoda e sicura come una reggia: una parete strapiombante protegge l’intero sito, chiuso come nell’abbraccio di una piccola valle; da certe fessure carsiche aperte nella parete escono cascatelle di acqua freschissima, rilasciata da quell’immenso serbatoio che è il Monte Matanna, creando delle magnifiche sorgenti sospese nell’aria. C’è un piccolo terrazzo ai piedi della parete, e poi il bosco inizia a scendere ripido, facile controllare l’arrivo di predatori o di altre tribù. E infine la grotta, ampia, sicura, con una grande sala centrale e una infinità di piccole nicchie laterali.
La grotta è frequentata dall’uomo di Neanderthal da almeno 37mila anni fa, ma già 3000 anni dopo ecco arrivare la nuova specie proveniente dall’Africa, i Sapiens Sapiens.
Durante il periodo più freddo dell’era glaciale la grotta sembra abitata sporadicamente e diventa la tana di predatori: vi si trovano i resti degli ultimi leoni europei e dei giganteschi orsi delle caverne.
Le prime tracce di focolari risalgono all’ultimo periodo freddo, poi la grotta inizia ad essere frequentata da popolazioni sempre più evolute e i materiali che vi lasciano lo testimoniano: punte di freccia, vasellame, monili, tracce di capanne, utensili di vario tipo.
La grotta è frequentata poi dagli etruschi, forse per i loro riti sacri, e infine nell’alto medioevo, quando finalmente le frane sigillano la grotta e la chiudono fino ai recenti scavi da parte degli archeologi. Informazioni più dettagliate si possono trovare sul sito del Comune di Camaiore e molti reperti sono osservabili nel museo archeologico di Camaiore.

Il sentiero
Dopo 10mila anni non è più necessario attraversare foreste infestate di leoni per raggiungere la grotta dell’Onda.
Dalla cittadina di Camaiore, in provincia di Lucca, si seguono le indicazioni per Casole, passando per le famose cascate di Candalla e si prosegue per l’unica strada fino alla frazione di Trescolli, dove si parcheggia più in alto possibile. Quando è bel tempo non è facile trovare posto: queste pareti di solidissimo calcare sono una meta storica e molto nota per gli arrampicatori; dunque può capitare quindi di dover risalire a piedi per un breve tratto la strada asfaltata, evitando i vari ingressi privati ai lati fino a uno spiazzo dopo una ampia curva, dove sulla destra inizia il sentiero, segnato da bolli rossi. Il sentiero è decisamente pianeggiante in quanto si cammina sull’acquedotto più o meno incassato nel versante. Dopo aver passato un tratto dove la roccia quasi si chiude sopra l’acquedotto (passerella a lato), il sentiero abbandona la condotta e inizia a salire, sempre seguendo i segni rossi, fino alla grotta.
La grotta è stato il mio modesto contributo per mia figlia che proprio ora inizia a studiare la preistoria. In questa epoca di pandemia, con i musei chiusi, è stato l’unico modo per permetterle di immergersi nel mondo della preistoria: nella grotta alcuni grossi massi sono stati disegnati con colori naturali e facilmente deperibili (un carboncino o della terra colorata) imitando le pitture rupestri: anche noi ci siamo lanciati in questo gioco entusiasmante alla scoperta del fascino della preistoria.
Il percorso è estremamente facile ed agevole, circa 3 Km solo andata e appena un centinaio di metri di dislivello, dunque accessibile con la dovuta calma anche ai bambini davvero piccoli.

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