7 storie da brivido per altrettanti sentieri tra Toscana ed Emilia… giusto in tempo per Halloween!

Non tutti sanno che Halloween fa parte anche della nostra cultura: la zucca di Halloween somiglia alla antica tradizione toscana della Morte Secca

Non tutti sanno che Halloween fa parte anche della nostra cultura: la zucca di Halloween somiglia alla antica tradizione toscana della Morte Secca

Non tutti sanno che Halloween fa parte anche della nostra cultura.
Beh, certamente non con questo nome, ma la zucca vuota accesa alla vigilia di Ognissanti era parte anche della antica tradizione toscana della Morte Secca, i ragazzi scavavano la zucca a forma di teschio e vi inserivano una candela trasformandola così in una lugubre lampada: la zucca-lampada veniva detta Zozzo o Morte Secca ed era posta fuori casa, nell’orto, in giardino o anche su un muretto; a volte la zucca veniva vestita con degli stracci o addirittura un intero abito, e intorno ad essa i bambini cantavano canzoni sulla Morte Secca.
Poi è arrivato il nome di Halloween, ma la festa era già qui da secoli.
A me piace la festa di Halloween perché segna un momento dell’anno, quello delle zucche e dei boschi gialli, del cielo un po’ grigio oppure blu intenso e dell’inverno che si avvicina; un momento di passaggio dove la notte inizia a vincere sul giorno, il freddo sul caldo, lo stare in casa sullo stare all’aperto.
Ma sopratutto Halloween piace alle mie figlie, forse perché i bambini avvertono le stagioni e adorano i momenti che segnano il tempo, più similmente agli uomini di tutti i millenni passati che agli adulti di oggi.

Ecco alcune vecchie storie fantasiose e paurose, raccontate da generazioni e spesso quasi dimenticate, che possono accompagnare le nostre gite tra Toscana ed Emilia nei giorni di Halloween.

La spada nella roccia del Pratomagno

La spada nella roccia del Pratomagno

Luoghi misteriosi e un po’ sinistri in Pratomagno

Siamo nel versante Valdarnese del Pratomagno, la bella montagna che separa Firenze e il Chianti da una parte, e il Casentino dall’altra.
Qui, a monte del romantico paese di Loro Ciuffenna, alcuni ricordano la leggenda di un cavaliere senza testa che niente ha da invidiare (a parte un buon narratore) alla storia di Sleepy Holllow. Poco più a monte il villaggio isolato di Rocca Ricciarda è un luogo misterioso e ha un vecchio cimitero a dir poco inquietante.
Ancora più a monte si è sul crinale, e qui una semplice camminata porta a una vera spada nella roccia, in un luogo davvero carico di emozione. Continua a scoprire…

il vulcanetto del Monte Busca

il vulcanetto del Monte Busca

Misteriosi fuochi dalla terra
Un tempo i viaggiatori che attraversavano il Mugello, tra Bologna e Firenze, incontravano misteriosi fuochi che, ne erano certi, scaturissero direttamente dalle profondità dell’inferno. Oggi quei fuochi sembrano essersi estinti ma, poco lontano, in Romagna, esiste ancora un luogo, il Monte Busca, dove una fiamma perenne brucia da millenni. In fondo il Mugello è da sempre un luogo popolato da satanassi, forse è il volto di un di loro quello scolpito alla base del Sasso di San Zanobi. Continua a scoprire…

Osteria Bruciata in una carta del cinquecento

Osteria Bruciata in una carta del cinquecento

Un’osteria dove era meglio non chiedere ospitalità
Un tempo una locanda lungo il cammino era sempre motivo di gioia: per quel giorno il viaggio sarebbe finito con un letto e un pasto caldo. Ma in questa osteria lungo la Via degli Dei i viandanti incontravano una sorte tristissima: durante la notte essi venivano uccisi da terribili gestori e infine cucinati per i viaggiatori del giorno seguente, così che l’albergo non era mai a corto di cibo.
Si racconta che qualcuno riuscì a scappare da questo sinistro destino e la vendetta fu terribile: ancora oggi si racconta di questo luogo con il nome di osteria bruciata. Una bella escursione porta a vedere il luogo dover sorgeva l’osteria. Continua a scoprire…

Il lago del Rifugio

Il lago del Rifugio

La strega Lucabagia e la capra fantasma
Se un tempo ci fossimo perduti nei boschi dell’Appennino Parmense avremmo forse visto una rassicurante luce in lontananza. Ci saremmo senz’altro precipitati inseguendo quella speranza di aiuto, che però sarebbe sembrata quasi sfuggente finché, una volta irrimediabilmente perduti, la luce si sarebbe spenta. Avremmo fatto meglio a correre, allora: la strega Lucabagia ci aveva attirato nel fitto della foresta e ora veniva a prenderci. Per nostra fortuna avremmo incontrato la capra fantasma che ci avrebbe condotto lungo sentieri sconosciuti agli uomini fino al sicuro, al Passo del Cirone. Le foreste del Lago Santo parmense in realtà sono luoghi accoglienti e meravigliosi in tutte le stagioni. Continua a scoprire…

La torre di Galatrona

Storie (vere) di maghi
Discostatevi, uomini da bene” disse il mago, “sono Nepo da Galatrona, e faccio fare ai diavoli ciò che mi pare e piace”. Per quasi due secoli, dalla metà del quattrocento alla metà del seicento, l’arcigno castello di Galatrona, torreggiante tra il Valdarno e la Valdambra, diede i natali a generazioni di maghi e stregoni, tanto conosciuti da rendere il nome della località quasi un sinonimo di terra arcana, generatrice di misteriosi sapienti. Una semplice passeggiata ci porta ad esplorare il castello dei maghi. Continua a scoprire…

l'ombra del naso dell'Omo Morto

L’Omo Morto si riflette sulle nuvole

Linchetto e Buffardello
Dalle profonde fessure nelle rocce delle Apuane esce, di notte, il Buffardello, il simpatico folletto selvatico che scherza con uomini e animali; intreccia i capelli delle ragazze, sale sulla pancia di chi dorme ispirandogli brutti sogni, scherza con le bestie quando il pastore non c’è. Qui vive anche il suo parente più prossimo, il Linchetto, altrettanto giocoso e burlone ma vendicativo e malvagio con chi non incontra i suoi favori. Una tosta ma indimenticabile camminata vi porta a vedere le spaccature della Vetricia, dove vivono i due cugini. Continua a scoprire…

 

Ai sassi non dimenticare di fare i tre giri in tondo, il Diavolo se ne avrebbe a male

Ai sassi non dimenticare di fare i tre giri in tondo, il Diavolo se ne avrebbe a male

Il Giro del Diavolo
Tanto tempo fa il diavolo volle tentare al peccato l’eremita Pellegrino, ma aveva fatto male i suoi satanici conti. Pellegrino, irritato, gli mollò un ceffone talmente forte che il diavolo girò tre volte su se stesso. Con questa diabolica piroetta iniziò la tradizione di percorrere tre giri intorno al mucchio di pietre chiamato “Sassi del Diavolo”, che altro non sono poi che i sassi portati dai pellegrini, ogni sasso grande in proporzione al peccato che doveva espiare, dai sassolini dei fanciulli a macigni di decine di chili per qualche inconfessabile peccato. Continua a scoprire…

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