il Canale del Granduca

L’emozionante traversata del Canale del Granduca

L’antica galleria chiamata il Canale del Granduca è una perla nascosta in una breve escursione di un paio di ore sulla Montagnola Senese, al tempo stesso luogo carico di emozionante magia e pragmatica dimostrazione dell’ingegno dei costruttori del passato. Allo scopo di prosciugare una mefitica palude e non vederla mai più riformasi, alla fine del Settecento fu costruito un tunnel lungo più di due chilometri, in parte in muratura e in parte scavato della pietra. Fu chiamato Canale del Granduca, anche se a quanto pare il celebre Granduca Pietro Leopoldo fece solo perfezionare l’opera già voluta nel 1764 da Francesco Bindi, un ricco nobile senese.
Iniziando a percorrere il lungo tunnel si rimane stupiti dalla prodezza ingegneristica di questa opera idraulica; per scaricare una lama d’acqua che difficilmente può superare i 10 centimetri di altezza costruirono una galleria larga e alta abbastanza da poter essere comodamente percorsa da tre uomini uno di fianco all’altro, perché questo era lo zelo con cui si costruivano le opere a quel tempo.

Ma inoltrandosi sempre più nel cuore della collina l’opera umana inizia a somigliare a qualcosa di naturale. Secoli di percolare dell’acqua dalle piccole feritoie di drenaggio delle pareti hanno creato colate di calcite e stalagmiti, mentre dal soffitto come dai buchi più grandi nelle pareti pendono sottili stalattiti e piccole ma nette lame di calcite. In basso, la deposizione di carbonato di calcio ha generato vaschette e calici, una versione in miniatura di quelle che si osservano nelle grotte vecchie di milioni di anni.
Sulle pareti ricoperte di concrezioni le goccioline di acqua condensata brillano come tessere di un mosaico di tessere argentate, filtrano la luce e restituiscono colori diversi, come se il tunnel fosse illuminato da luci colorate invece che dalla sola luce bianca delle lampade frontali.
Per quadro volte, due verso l’inizio e due verso la fine, si incontrano dei pozzi, ma li si osserva in una sorta di mondo rovesciato, in una dimensione magica dove non scrutiamo più il fondo del pozzo, ma siamo noi che dal fondo del pozzo scrutiamo l’apertura.
Continuando a camminare, improvvisamente l’aria si fa più asciutta, le stallagmiti scompaiono e tornano a vedersi le sottili radici scure che sono riuscite a trovare il canale. Poi, girata una delle tante curve del canale, la luce dell’uscita.

Arrivare in auto
Questo sentiero ad anello incrocia la via Francigena nel tratto tra Monteriggioni e Siena, su cii si vedono spesso camminare gruppi di escursionisti. Siamo vicino Monteriggioni, da dove si passa per raggiungere il luogo, seguendo la statale per Siena. A una svolta a destra, indicante per Sovicille, si imbocca la provinciale proseguendo per qualche chilometro. Già si incontrano le indicazioni per Pian del Lago: è il nostro obiettivo ma non aspettatevi nessun lago: il toponimo ricorda proprio il Lago Verano, che occupava la piana dove oggi si estendono i campi coltivati. Niente più delle parole di un naturalista dell’epoca possono esprimere l’immagine che ne avevano i contemporanei: “Il lago era una trista palude da cui si originavano tali micidiali miasmi da rendere quei luoghi assolutamente insalubri, poiché la malaria faceva sentire i suoi malefici flussi fino a Siena.”
Un’ultima svolta a destra, sempre seguendo le indicazioni per Pian del Lago, ci fa proseguire in auto lungo una breve sterrata fino a un antico edificio detto Osteriaccia, essendo stata una osteria che serviva i viandanti lungo l’antica via che portava a Siena. Il lago in fondo aveva anche i suoi vantaggi, offrendo un ambiente di caccia alle starne, gru e oche selvatiche, e naturalmente un luogo di pesca.
Qui si parcheggia.

Il sentiero
Si segue il sentiero che passa dietro l’osteria, proseguendo verso Siena prima costeggiando e poi attraversando parte del Pian del Lago. Le indicazioni parlano di una piramide: si tratta del monumento fatto erigere dal Granduca per celebrare il termine dei lavori, e segnare il punto di inizio del canale. Guardatevi intorno: pochi metri prima un torrentello sembra sparire nel nulla, sotto la piramide: è il nostro Canale.
Camminare nel canale è agevole e non si ha mai senso di oppressione visto che sia in altezza che in larghezza lo spazio è sempre abbondante.
Il canale è lungo 2130 metri, quindi considerate circa 45 minuti di camminata al suo interno. Naturalmente all’interno l’oscurità è assoluta e per quanto non ci sia possibilità di perdersi, non deve essere simpatico restare senza luce: mi sento di consigliare di non addentrarsi con una sola fonte di luce.
In alcuni tratti il pavimento può essere un po’ scivoloso; per il resto non ci sono pericoli, il tunnel corre quasi in piano ed è tutto pavimentato in pietra. In caso di forti piogge, come ho avuto modo di provare, il ruscello si riempie e segue la sua naturale direzione attraverso il tunnel; non c’è un reale pericolo, il torrente è piccolo e dopo piogge particolarmente abbondanti ho trovato una lama d’acqua di 10 cm che scorreva verso l’uscita: l’esperienza è quella di una camminata con i piedi nel torrente. In assenza di piogge, invece, il Canale è totalmente asciutto.
Una volta usciti dal tunnel si prosegue per pochi metri nel greto del torrente, per poi risalire la scarpata sulla destra e sbucare sulla strada provinciale. Siamo sul sentiero 117 e lo seguiamo verso destra per un breve tratto lungo la strada asfaltata, per poi lasciarlo a sinistra e inoltrarsi nel bosco.
Il sentiero prosegue a questo punto nel bosco, sempre ben tracciato e segnato, salendo brevemente e poi riscendendo fino a incrociare la strada sterrata che a sinistra porta all’eremo d San Leonardo al Lago (visitabile dalle 9,30 alle 15,30 suonando al custode)mentre a destra riconduce brevemente all’auto. Tutto il giro si fa con i bambini abbastanza comodamente in 2 ore, esclusa la visita all’Eremo.

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