La ciclabile del Mugello

La pista ciclabile del Mugello, le terre di Giotto tra Borgo e Vicchio

Non siamo sulle lunghissime e attrezzate piste ciclabili dell’Alto Adige ma gli ingredienti per una giornata in bici ci sono comunque tutti: una pista ben tenuta, un rilassante paesaggio che ci circonda, un treno per tornare alla base e, questo sì molto toscano, un punto di ristoro a fine percorso che non si dimentica facilmente. Questo è il Mugello, la verde campagna a Nord di Firenze: gli onnipresenti cartelli della Via del Latte ci ricordano che siamo nella latteria di tutta la Toscana Settentrionale.

La pista ciclabile
La pista inizia nel paese di Borgo San Lorenzo, dal lato più orientale dell’abitato, nei pressi della stazioncina di Borgo Rimorelli. Vi si arriva in treno da Vicchio o anche da Firenze e già il viaggio è emozionante, attraversando gli armoniosi paesaggi della Valle della Sieve.
Dalla stazione conviene seguire la ciclabile lungo lo stradone principale fino all’inizio del paese vecchio e attraversarlo in direzione Sud, fino al ponte sulla Sieve.

Qui inizia il percorso ciclabile, poco meno di 9 km di pista tra campi e colline, con la continua compagnia del fiume Sieve prima a destra e poi a sinistra. Il fondo è ben tenuto, in asfalto o sterrato leggero. Non ci sono salite ad eccezione di qualche brevissimo strappo per salire sui ponticelli di legno che attraversano i numerosi fossi. Non c’è dubbio che la ciclabile sia adatta ai bambini, lo testimoniano le numerose famiglie che vi si incontrano. Dato che siamo in fondo valle e non in montagna la pista è adatta per tutte le stagioni all’infuori della piena estate, quando farebbe davvero troppo caldo e la copertura degli alberi non sarebbe sufficiente a proteggerci dal solleone.
Alla fine del percorso (considerate un’ora e mezza a velocità di pedalata di bambino) si arriva a Ponte a Vicchio, detto così per un bel ponte antico che attraversa il fiume: prima di arrivarvi si incontrano una serie di quadri bellissimi, immersi nel paesaggio come finestre sulla campagna, che rappresentano scene di vita di quelle campagne.
L’arrivo è segnato dalla Casa del Prosciutto, una celebre e antica trattoria che nelle belle giornate d’estate serve la propria cucina tradizionale mugellana fuori, nei prati e sui muretti, in una sorta di picnic gestito.
La Casa del Prosciutto ha anche a disposizione alcune bici che possono essere chieste per percorrere la ciclabile, ovviamente in senso inverso, nella direzione di Borgo San Lorenzo.
Da qui si attraversa il ponte e si torna facilmente alla romantica stazione di Vicchio da dove si riprende il treno. Per chi avesse ancora tempo e un po’ di gambe una salita, non particolarmente lunga ne’ pesante, porta al lago di Vicchio, un bel laghetto artificiale popolato di anatre e circondato da giardini e un piccolo bar.

Giotto nacque qui
Sulla strada principale tra Vicchio e Borgo San Lorenzo un cartello indica il Ponte di Cimabue, conosciuto dai locali come Ponte della Ragnaia. Quello che vi accadde in pieno Medioevo lo raccontiamo con le suggestive parole di Vasari, uno storico dell’arte vissuto nel 1500:
Vi fu nell’anno 1276, nel contado di Firenze, un uomo detto Bondone, lavoratore di terra e naturale persona. Costui ebbe un figlio al quale pose nome Giotto; l’allevò, secondo lo stato suo, come un contadino. Quando il figlio ebbe dieci anni già andava mostrando una vivacità e prontezza d’ingegno straordinario, che lo rendea grato non solo al padre, ma a tutti quelli che nella villa e fuori lo conoscevano. Un giorno il padre gli diede in guardia alcune pecore, le quali egli andando pel podere, quando in un luogo e quando in un altro pascolando. Il ragazzo, spinto dall’inclinazione della natura all’arte del disegno, disegnava di continuo ogni cosa di naturale sulle lastre ed in terra e sulla sabbia. Onde andando un giorno Cimabue da Fiorenza trovò Giotto che, mentre le sue pecore pascevano, sopra una lastra piana e pulita, con un sasso ritraeva una pecora, tanto vera da sembrare viva. Cimabue, fermatosi tutto maravigliato, gli domandò se voleva andare con lui a bottega a Firenze. Il fanciullo rispose che, se fosse stato contento il padre, sarebbe andato volentieri.
E fu così che Giotto andò a scuola da Cimabue, e divenne il più grande pittore del Duecento.

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