Il mare di Brenna: dai bagni nel fiume Merse a Castiglion che Dio sol sa

Il mare di Brenna: dai bagni nel fiume Merse a Castiglion che Dio sol sa

I nostri antenati lo chiamavano il Mare di Brenna, quando il loro orizzonte non arrivava alla costa e qui si poteva nuotare a lungo, come in un mare. In estate questo tratto dell’alto Merse è davvero affollato come una spiaggia, dunque è necessario spostarsi un po’, risalendo il fiume lungo i canali e le chiuse costruite dai monaci medievali, verso un castello così isolato nella macchia mediterranea da avere ricevuto dalla tradizione il singolare nome di Castiglion che Dio sol sa.
Quello che troveremo è ben più di qualche pozza d’acqua: le antiche chiuse hanno creato un lungo tratto profondo e quasi senza corrente, lungo un paio di centinaia di metri, come quattro piscine olimpioniche una di seguito all’altra: ce n’è abbastanza per fare ben più che rinfrescarsi. E se poi avremo voglia di camminare un po’ troverete sedili magici, alberi con la faccia, antichi mulini e un castello che, come dice il suo nome, “Dio sol sa” dove si trova.

Arrivare a nuotare nel fiume
Per giungere qui puntate il navigatore a Brenna, un piccolo paese a sud di Siena, nel comune di Sovicille. Si racconta che sia antichissimo, fondato da quel Brenno, capo dei Galli Senoni, che scendeva dalla Gallia Cisalpina con l’intento di conquistare Roma stessa. Da Brenna seguite le indicazioni per Fiume Merse, parcheggiando nei pressi del ponte in cemento, dove già vedrete numerosi bagnanti ai due lati.
Ma voi tornerete indietro poche decine di metri fino a un posticino sul canale e, traversatolo, vi troverete nelle campagne del paese, nei pressi della romantica chiesetta di San Michele Arcangelo. Da qui in poi seguirete i segni bianchi e rossi del sentiero CAI e al primo bivio svolterete a sinistra seguendo il sentiero 402 (cartelli bianchi e rossi).
Un comodo sentiero protetto dai lecci e dai corbezzoli fiancheggia il canale, detto gora, che alimentava tre grandi mulini medievali lungo il corso del fiume.

L’unico punto delicato, nel quale fare attenzione aiutando i bambini più piccoli, è quello della paratia che tutt’oggi regola il troppo pieno della gora.
Il sentiero prosegue dritto a tal punto da vederlo svilupparsi immerso nella macchia fitta, ma in breve siamo arrivati: sulla sinistra si aprono a più riprese gli accessi al fiume (20 minuti dal parcheggio).
Qui l’acqua è limpida e abbastanza profonda, non pericolosa per l’assenza di corrente e per la presenza di numerose zone dove l’acqua è ad altezza bambino.
Si nuota bene, volendo anche per un paio di centinaia di metri, tra le trote e i loro avannotti che ci passano accanto.

Arrivare a Castiglion che Dio sol sa
Il sentiero prosegue dritto. Attraversa un quadrivio, incrocio magico di quattro vie dove un sedile in pietra sembra essere stato messo lì proprio per dare riposo alle danze sfrenate degli esseri elementali.
Prosegue ancora e raggiunge la steccaia, un antico sbarramento fatto di pali di legno incrociati che devia l’acqua verso la gora e crea a monte un secondo tratto di fiume placido e profondo; tra i pali si nascondono i granchi di fiume.
Da qui il sentiero segue ancora per un breve tratto il Merse, quindi lo abbandona per continuare a seguire il torrente Ricausa, suo affluente. Stiamo seguendo il sentiero ben segnato come “il sistema dei mulini della val di Merse” e difatti incontriamo il mulino di Ricausa, affascinante con le sue macine in pietra ancora visibili.
Nei suoi pressi, lungo il sentiero, un albero sembra avere un sorriso un po’ beffardo.
Ora il sentiero sale, un po’ ripido ma brevissimo, per raggiungere il castello di Balzetti, costruito dai Senesi nel Duecento e più noto per il suo curioso nome di Csstiglion che Dio sol sa (1 ora dal parcheggio). Ci sono vari percorsi di ritorno ma noi abbiamo deciso di tornare sui nostri passi, godendoci il sentiero sotto una rinfrescante pioggerella estiva.

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