Orrido di Botri

Una escursione leggendaria: l’Orrido di Botri

All’ingresso dell’Orrido viene fornita una cartina, ma non corrisponde più in niente: la piena di Giugno ha stravolto completamente la morfologia, ricordandoci che fiumi e montagne sono cose vive, si plasmano a vicenda e cambiano nel tempo, a volte lenti come milioni di anni, altre volte con la rapidità di un cataclisma. La piena ha trascinato via i sentieri, creato nuovi passaggi, reso più facili i percorsi che prima erano difficili e reso arditi i passaggi che prima erano semplici. L’acqua ora scorre tranquilla tra blocchi di roccia da 100 tonnellate, in mezzo ad alberi sradicati e trascinati con tale violenza da sembrare essere stati lavorati in un falegname per renderli lisci e puliti. Difficile immaginare che quel tranquillo torrente che scorre ai nostri piedi abbia potuto scavare una gola con pareti alte fino a 200 metri e larghe a volte non più di alcuni metri; serve sicuramente l’acqua, ma soprattutto serve il tempo, che qui si può toccare negli strati di roccia che segnano il nostro viaggio a ritroso nelle ere geologiche.

Come si arriva, regole e avvertenze
La strada più breve è quella che da Lucca o da Capannori prosegue verso la Garfagnana. All’altezza del famoso Ponte del Diavolo si svolta verso Bagni di Lucca e Abetone; si prosegue quindi seguendo le indicazioni per Passo del Giovo e Orrido di Botri, stando attenti a svoltare a destra poco prima dell’Orrido.
L’Orrido di Botri è una gola stretta e lunga, con pareti verticali alte centinaia di metri. Non ci sono uscite secondarie, una volta arrivati in fondo è necessario tornare al punto di partenza. Per questo l’accesso è regolamentato ed è richiesta una prenotazione, da effettuare prima della visita (da regolamento si specifica almeno 7 giorni prima) da fare al Reparto CC Biodiversità di Lucca al numero 0583 800020. L’accesso è consentito solo nel periodo estivo tutti i giorni dalle 9 alle 18; quando sono andato io non ho pagato nessun biglietto di ingresso. In alternativa si può chiedere di essere accompagnati da una guida escursionistica in uno dei tour guidati.
Le misure anti-covid hanno reso ancora più stringenti i controlli e solo un numero limitato di persone può accedere ogni giorno: se potete, evitate il weekend.
All’ingresso una persona del gruppo dovrà riempire dei moduli e lasciare la carta di identità: a che serve? Serve a far si che, in caso di bisogno, i Carabinieri Forestali sappiano sempre chi è dentro, quindi una volta usciti andate subito a riprendere il vostro documento.
Camminare nell’Orrido di Botri significa risalire un torrente dal fondo irregolare e scivoloso, spesso dovendo camminare nell’acqua che può essere alta fino a 1 metro.
L’accesso non è consentito ai bambini minori di 4 anni, neppure portati nello zainetto/marsupio, e neppure ai cani.
L’abbigliamento è importante:

  • Casco obbligatorio, anche solo un sassolino che cadesse dalle pareti della gola potrebbe ferirci gravemente se non ci proteggessimo; il casco può essere preso in prestito presso il ristorante, ma nel caso consiglio di accertarsi della disponibilità; portarsi un proprio casco è sempre meglio
  • Scarponi da montagna, assolutamente non sandali ciabatte o scarpine da scoglio; si, vi bagnerete i piedi, ma vedrete che l’acqua nelle scarpe si scalderà e non sarà mai troppo fastidiosa
  • Una felpa, perché nelle parti più profonde della gola può fare abbastanza fresco

Inoltre consiglio di portare qualcosa di energetico da mangiare come se foste in montagna d’inverno. Consiglio anche calzoni corti o anche un costume, per non restare con i calzoni lunghi bagnati addosso.
Vi bagnerete sicuramente i piedi e le scarpe e forse anche i calzoni, quindi lasciate un cambio asciutto in auto.

Un ultimo appunto: come detto, l’Orrido è una lunga strettoia con un solo ingresso che è anche la sola uscita, è normale dunque l’accesso sia consentito solo in assenza di allerta meteo. Aggiungerei però che è sempre bene monitorare comunque costantemente le condizioni meteo, guardando il cielo soprattutto verso monte, dove con più probabilità possono generarsi temporali improvvisi anche imprevisti.
Ricordiamo che una discesa frettolosa, soprattutto se si è in compagnia di bambini, è assolutamente improponibile.

Siamo pronti: entriamo nell’Orrido
Il torrente Pelago scende ripido dalle cime appenniniche e scava una profonda gola, dalle pareti altre fino a 200 metri. L’accesso avviene dall’uscita della gola, a Ponte a Gaio, dove c’è un ristorante, alcuni tavolini da picnic e il posto fisso dei Carabinieri Forestali con una piccola raccolta di reperti all’interno.
Non esiste un vero e proprio sentiero: si risale il torrente seguendo un percorso naturale e sempre variabile, a volte camminando sui ciottoli asciutti, a volte procedendo con i piedi nel torrente. Piccoli cartelli numerati da 1 a 11 danno una approssimativa idea della lunghezza percorsa e di quella da percorrere.

Il torrente è così limpido che a volte pare non esserci neppure e si ha l’impressione di appoggiare il piede sulla ghiaia asciutta finché la scarpa non incontra la superficie dell’acqua.
Circa a metà del percorso si giunge alle Prigioni, stretto tra alte pareti: qui c’è un tratto che, a seconda dei sedimenti e dell’altezza dell’acqua, può essere da percorrere dentro il torrente per qualche centinaio di metri.
Si entra così nella parte più spettacolare, il Solco Grande: siamo circondati da pareti immense, in parte di roccia totalmente nuda, altrimenti coperte da una lussureggiante vegetazione continuamente rinfrescata dalle cascatelle che precipitano dall’alto, polverizzandosi in una nube di vapore freddo.
La roccia che ci circonda, chiamata Maiolica per la sua somiglianza con la ceramica, è fatta di strati bianchi intercalati da liste di selce nera; gli strati sono ben evidenti ed è chiaro che procedendo si ripercorre a ritroso la storia dei milioni di anni che sono stati necessari per la loro sedimentazione. All’improvviso la roccia cambia, diventa rosso fegato oppure verde: sono Diaspri, più antichi della Maiolica, fatti esclusivamente di gusci silicei di conchiglie dette radiolari.
Dopo circa un’ora e mezzo di cammino si arriva al Salto Dei Becchi: qui alcune corde fisse aiutavano a superare alcuni passaggi delicati su roccia: ad oggi le corde sono state strappate dalla piena e con esse alcuni ancoraggi, dunque volendo procedere è necessario superare dei passaggi su roccia, alti un paio di metri sul greto, facili ma da salire con estrema attenzione.
Si accede a un mondo magico, una sorta di tunnel scavato dall’acqua che si apre poi in una stretta forra. Si cammina nell’acqua, d’altronde sarebbe impossibile passare sulle rocce umide che ci circondano; un altro passaggio delicato ci sbarra la strada, da superare con estrema attenzione. In mezz’ora siamo finalmente alla Piscina, dalla quale con una serie di salti e di marmitte il torrente inizia ad avere uno sviluppo più verticale e accessibile solo con dotazioni alpinistiche (2 ore a ritmi tranquilli dalla partenza)
Ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto di essere all’interno di una sorta di grande tubo di roccia: è comprensibile che il cartello al Salto dei Becchi mettesse in guardia dalle piene.
Rientriamo al Salto ripetendo i due passaggi complicati su roccia, quindi rifacciamo tutto il percorso a ritroso.
Le ultime pozze d’acqua prima dell’uscita sono ideali per rilassarsi dopo questa magnifica avventura e fare un bagno nell’acqua cristallina del rio Pelago.

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