Il parco e la spiaggia della Feniglia, e l'oasi di Orbetello

Escursione a piedi nudi alla Feniglia, tra mare e laguna

Se non ci fossero quelle due strisce di sabbia note come tomboli l’Argentario sarebbe un’isola, senz’altro la più vicina alla costa di tutte le isole dell’Arcipelago Toscano. La Feniglia è il tombolo più meridionale, una lingua di sabbia lunga e stretta, coperta da una rigogliosa macchia mediterranea protetta da un tetto di pini marittimi, e sui due lati solo acqua: da una parte la laguna di Orbetello, dall’altra il Tirreno.
Questa striscia di 6 chilometri di dune sabbiose è percorsa per tutta la sua lunghezza da sentieri e strade pedonali; e naturalmente, il pezzo forte è il lungo arco della spiaggia libera, stretta tra la piccola collina di Ansedonia e le fortezze spagnole di Porto Ercole.

I sentieri
La Feniglia è percorsa in tutta la sua lunghezza da un sentiero centrale, largo e ben battuto, ideale per essere percorso in bicicletta, passeggini e carrozzine. Parallelo a questo, sul lato della laguna, corre un sentiero in terra battuta che si affaccia spesso sulla laguna e sugli acquitrini che lo contornano, rendendolo uno dei sentieri ornitologici più belli della Toscana. Dal lato opposto c’è la spiaggia, anch’essa tutta percorribile a piedi. Questi tre percorsi sono tagliati trasversalmente da 6 brevi percorsi che collegano il mare e la laguna. Altri sentieri secondari incrociano anch’essi trasversalmente il tombolo.
La Feniglia è un bellissimo parco naturale, abitato da cervi, daini, volpi, cinghiali e persino lupi, ricco di natura e di storia, che può essere visitato a piedi o in bicicletta e che è accessibile anche a passeggini e carrozzine. Probabilmente la stagione peggiore è la piena estate, quando centinaia di vacanzieri riempiono la lunga spiaggia libera. In tarda primavera o inizio autunno si possono alternare camminate e bagni rinfrescanti. In inverno e durante le stagioni delle migrazioni la laguna si popola di uccelli e non è raro che le acque blu siano pennellate del rosa dei fenicotteri.

Barefoot: camminare a piedi scalzi
La struttura del piede umano è pensata per funzionare al meglio quando si trova a diretto contatto con il terreno. Ciononostante, per la maggior parte della nostra vita, per non dire la totalità, noi reprimiamo questa naturale predisposizione coprendo i piedi con scarpe e calzini.
Il barefooting, anche italianizzato con scalzismo, promuove esperienze di deambulazione a piedi nudi in vari ambienti.
Tramite questa pratica si vuole ripristinare il funzionamento dei recettori che regolano la postura in base alle informazioni ricevute dalla pianta del piede.
Inoltre si intende ristabilire l’equilibrio elettrostatico con il terreno, fondamentale per il nostro benessere a tal punto che alcuni produttori di scarpe hanno iniziato a inserire fili di rame nella suola, sia pure con scarsi risultati.
Infine, ma non ultimo, si vuole recuperare la percezione tattile del suolo, e con esso della Terra con cui siamo in contatto.
Il parco della Feniglia è perfetto per iniziare la salutare pratica di fare escursioni a piedi nudi: oltre che in spiaggia, anche nei sentieri dell’interno il fondo è per lo più costituito di morbida sabbia.

Morte di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, pittore
Caravaggio fu uno dei più grandi artisti di tutti i tempi; la sua capacità di usare la luce e i personaggi in maniera scenografica, quasi fossero in un dramma teatrale, gli ha garantito una fama universale.
Dal punto di vista personale, tuttavia, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio non fu una persona semplice. La sua vita fu costellata di risse, accoltellamenti, cause per mille motivi, un primo omicidio che lo costrinse a fuggire da Milano a Roma, cambiando per sempre la sua vita. Nella sua burrascosa biografia c’è di tutto, persino un piatto di carciofi tirato in faccia a un garzone d’osteria.
Poi, nel 1606, avvenne il fatto già grave;: a causa di una discussione al gioco della pallacorda, una sorta di tennis antico, Caravaggio uccise un uomo a Roma. Il verdetto per il delitto fu durissimo: Caravaggio doveva essere decapitato, e la sentenza poteva essere eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada.
Iniziò così una lunga fuga che dopo mille avventure lo portò ad essere abbandonato, febbricitante per qualche malattia trascurata, sulla spiaggia della Feniglia. Qui fu preso in carico da una confraternita di Porto Ercole, che a quel tempo era un porto fortificato sotto il dominio del Re di Spagna. I confratelli assistettero alla morte di questo anonimo malato il 18 Luglio del 1610.

Un cartello descrittivo della Feniglia

Un cartello descrittivo della Feniglia