FIno al crinale con lo slittino

Una gita facile al rifugio Città di Forlì, in Appennino Romagnolo

Marco e Cristina hanno riaperto lo storico Rifugio Città di Forlì pochi anni fa. La loro gestione è totale, esclusiva, fatta con il cuore: la coppia vive qui tutto l’anno e quasi giornalmente Marco informa i cittadini a valle degli eventi di quelle cime lontane, che nevichi o che splenda il sole, che i caprioli si aggirino intorno al rifugio o che i lupi si siano fatti avvistare.
Il rifugio è una meta che piace sempre molto ai bambini per i personaggi interessanti e le storie favolose che vi incontrano; gli adulti da parte loro apprezzano la cucina casentino-romagnola di Marco e dei suoi aiutanti del fine settimana.
Siamo sul crinale della bella dorsale appenninica che dalla Calla porta prima ai percorsi sciistici e turistici del Monte Gabrenno, e quindi alle vette selvagge del Monte Falco e del Falterona; qui, quando soffia il vento di Grecale dopo essersi caricato di umidità nell’attraversare l’Adriatico, può nevicare per giorni.
I bambini rimarranno colpiti da Marco e dal suo aspetto un po’ da pirata approdato chissà come tra quelle montagne: e come tutti i pirati Marco ha sempre una storia da raccontare, basterà fargli la domanda giusta e la favola sarà servita.

Come arrivare
Provenendo da Ovest (quindi ad esempio da Firenze) si arriva a Stia, ultimo paese del Casentino. Da qui si sale in direzione Forlì per poco meno di una ventina di chilometri fino al Passo della Calla, al confine tra le province di Arezzo e Forlì. Da Est (Forlì) il passo si raggiunge da Santa Sofia. Dal passo si lascia la strada principale per la stradina che porta a Campigna. Dopo due chilometri, d’inverno si può parcheggiare nel grande spiazzo a destra o nel piccolo parcheggio a monte; questo sarà il percorso che descriverò qui. In estate si preferisce imboccare la strada sterrata in salita che inizia a sinistra poche decine di metri dopo il parcheggio, quindi sale fino al parcheggino del rifugio in mezzo al bosco: da qui in 5-10 minuti al rifugio seguendo il sentiero in fondo al parcheggino o ancora la strada sterrata.

Il percorso
Quello che in altre stagioni può essere una brevissima passeggiata al rifugio con la stagione invernale, e soprattutto con la neve, diventa una bella e facile escursione che i bambini apprezzeranno come una piccola avventura.
Si parte dal fondo del piccolo parcheggio a monte, lungo la strada per Campigna, e si segue un sentierino sempre ben tracciato sulla neve che serpeggiando nella faggeta tra ruscelletti e piccoli risalti si ricollega alla strada sterrata, che con la neve si trasforma in un bel sentiero largo e piacevole.
Se avete uno slittino (comodissimo per fare camminate con bambini) potrete trainare i pargoli su per questo largo sentiero, senza eccessiva fatica; in questo caso consiglio dal parcheggio di proseguire sulla strada principale e dopo qualche decina di metri imboccare il sentierone sulla sinistra che altro non è se non la strada sterrata che si imbocca d’estate.
Dopo 20 minuti circa (velocità con bambini) la strada esce dal bosco e taglia i cosiddetti Prati della Burraia; sulla sinistra si vede già il rifugio che si può raggiungere scendendo direttamente per i prati (innevati, nel nostro caso) o seguendo ancora la sterrata, in tutto 10 minuti o meno. La traccia GPS segue in andata il percorso che taglia per il bosco nella parte iniziale, al ritorno segue invece costantemente la strada sterrata.

Cose da fare
Siamo vicini al crinale che si raggiunge in pochi minuti. Da qui si prosegue quasi in piano per dove si vuole, ad esempio proseguendo verso destra (verso Nord Ovest) in circa un’ora di cammino (percorso estivo per tutti, invernale per i bambini più grandi) si raggiunge il Monte Falco, la vetta più alta dell’Appennino Romagnolo e sicuramente uno dei più bei balconi dell’Appennino Settentrionale, dal quale soprattutto d’inverno si vede molto chiaramente il mare e la riviera romagnola.
Ma la vera scoperta sarà il rifugio Città di Forlì (tel. 0543 980074), già di per sé un posto affascinante, pieno di antichi attrezzi da montagna e da alpinismo, vecchi animali imbalsamati, cimeli della Resistenza e reperti della Linea Gotica, libri e foto datate e recenti.
Se poi deciderete di passare la notte in una delle camere del rifugio per i bambini sarà una facile occasione di provare l’esperienza di dormire in un rifugio di montagna, magari uscendo a passeggio la notte alla sola luce delle frontali fino al crinale (e se c’è la luna piena e la neve allora le frontali non serviranno neppure!)

Il fantasma del Mantellini
Il gestore Marco ha storie per tutti i bambini, vi parlerà volentieri di come i cervi vengano a pascolare di fronte al rifugio in primavera, delle tracce e degli escrementi di lupo che lui trova nelle vicinanze, del suo famoso nivometro ad ombrello.
Solo per bambini coraggiosi, invece, è la storia del fantasma del Mantellini; attenti a chiederla a Marco, vi racconterà la più paurosa delle tante versioni che esistono.
Il Mantellini era, dice la leggenda, un uomo malvagio e dispettoso che aveva fatto dell’infastidire le persone e derubarle il suo unico scopo di vita. Il Mantellini viveva in quel casolare non lontano dal rifugio che oggi è conosciuto come rifugio autogestito La Burraia: lavorava come pastore, aveva delle capre e lo si vedeva spesso con una capra bianca legata al guinzaglio come fosse un cane da compagnia.
Tanto fece in vita sua il Mantellini che il Diavolo in persona finì per prestargli attenzione, al punto da proporgli il solito scellerato patto: la sua anima in cambio di un desiderio, uno qualsiasi.
Il desiderio di un uomo così spregevole non poteva essere che quello di continuare a infastidire gli uomini per l’eternità, e fu così che dopo la sua morte il fantasma del Mantellini continuò a imperversare su quel crinale, facendo perdere le persone nella nebbia, spaventando i viandanti notturni, aprendo gli ovili e facendo fuggire le capre.
Una situazione che non poteva essere più tollerata: gli uomini di quelle montagne, esasperati, chiamarono così un esorcista, un frate che venne direttamente dal Sacro Eremo della Verna.
Il sant’uomo arrivò e capì subito la situazione: al suo comando le forze del male si piegarono intimorite e il Mantellini fu cacciato da quei luoghi e relegato per sempre in un vallone inaccessibile per quanto non lontano dal rifugio, scosceso e senza sentieri, chiamato a ragione Fosso del Satanasso. Nessuno fu mai più disturbato dal Mantellini anche se… Marco racconta che qualcuno la pensa diversamente.

Dove finire la giornata
Il rifugio è già di per sé un’ottima tappa per finire la giornata con una bella merenda o una cena (il ritorno anche di notte è semplice). Per le lunghe giornate primaverili ed estive segnalo il Giardino botanico di Valbonella (tel 0543 917912), a 18 chilometri dal Passo della Calla verso Santa Sofia (30 minuti circa). Il giardino, aperto da fine Aprile a Settembre, è una deliziosa ricostruzione di tutti gli ambienti del parco delle Foreste Casentinesi (c’è il bosco, la foresta in quota, il torrente, la prateria) e raccoglie le specie arboree e arbustive di queste zone. Un parco piacevole e istruttivo per tutta la famiglia.