in riva al lago

Una gita sulle rive di un lago magico: il Lago Baccio

Nei cartoni animati di Paperino e dell’orso Yoghi non c’è campeggio che non sia sulle rive di un lago, con un bel fuoco acceso, al limitare di una foresta e sotto lo sguardo bonario di grandi montagne. Questo è proprio ciò che siamo andati a cercare sulle sponde di uno splendido laghetto di montagna dell’Appennino Modenese.
Siamo nel parco del Frignano, uno degli anelli della meravigliosa catena dei parchi dell’Appennino Settentrionale, non lontano dal ben noto Abetone e non lontano dal confine con la Toscana, anche se totalmente in territorio modenese.
Una brevissima camminata di pochi minuti unisce il parcheggio del parco con il lago Santo Modenese, il maggiore, e i suoi due rifugi. Il primo che si incontra è il rifugio Vittoria, meravigliosamente gestito da Massimo detto Max, alpinista e tecnico del Soccorso Alpino, profondo conoscitore di queste montagne.
Dal rifugio un sentiero diverge e si dirige verso il vallone creato da antichi ghiacciai tra il Monte Giovo e il Monte Rondinaio: qui vi è incastonato il gioiello del Lago Baccio, raggiungibile in 30-40 minuti a velocità di bambino.
Si arriva da Pievepelago, seguendo le indicazioni per Tagliole e il Lago Santo.

Cosa fare
Il nostro intento era chiaro: volevamo dormire sotto le stelle, sulla riva del lago, sperando magari di incontrare una di quelle fate (o streghe?) che da sempre popolano i laghi di montagna.

Però dobbiamo ricordare alcune regole per dormire all’interno del parco.
Il campeggio è proibito: benché lo sia anche il bivacco (cioè alzare la tenda a sera e smontarla subito la mattina dopo) quest’ultimo in genere è tollerato, purché lasci agli escursionisti della prima mattina la libertà di ammirare un lago incontaminato senza tende attorno. Per questo chi vi campeggia abbia l’accortezza di alzare la tenda un po’ all’interno delle sponde, al riparo del bosco.
Intorno al lago ci sono alcuni focolari molto ben fatti, con muretti di pietra alti mezzo metro, lontani dagli alberi e mantenuti ben puliti: accendere un fuocherello serale è altrettanto tollerato se si ha cura di usare questi punti, di accertarsi che il fuoco sia ben spento prima di andare a dormire e di non usare ne’ avvicinare sostanze infiammabili.
Detto questo, l’esperienza di un bivacco intorno a un magico lago montano e del calore di un fuoco di legna è un’esperienza indimenticabile per ogni bambino.

Al mattino troverete mille avventure ad attendervi.
Nei pressi del lago ci sono due piccole palestre di roccia, ben chiodate e con vie anche facili su cui anche i bambini potranno cimentarsi.
Le possibilità di escursioni sono tantissime: risalendo il ruscello che alimenta il lago, camminando su facili sentieri ben tracciati tra prati di mirtilli e lamponi, in circa un’ora (tempi da adulto) arriverete al crinale del Monte Rondinaio, da dove la vista spazia verso le altre cime dell’Appennino e le Apuane.
Quanto al lago, è già di per sé una grande novità, ricca di pesci e altri animali e sempre pronta a riservare grandi sorprese: le rive non sono profonde ne’ ripide ma è sempre necessario insegnare la prudenza in presenza di acqua.
Siamo a 1500 metri e dunque il campeggio è ovviamente da fare in estate: la passeggiata al Lago Baccio invece è fattibile in qualsiasi stagione, ed anzi la neve posata sul lago ghiacciato rende questo luogo davvero magico.

Storie e leggende
Non esiste lago di montagna che non racconti di streghe e altri misteriosi abitanti. Potrete decidere di non raccontarle ai bambini più piccoli, per non popolare di brutti sogni la loro notte in tenda, ma in ogni caso queste storie sono immancabilmente legate a quasi ogni lago in quota dell’Appennino come delle Alpi. Si racconta di streghe e maghi che si riuniscono intorno alle sponde o volano a pelo d’acqua, fanno magie e lasciano segni delle loro attività negromantiche. Nel caso del lago Baccio, avrete notato che alcune rocce hanno delle buche, come delle vaschette scavate sulla loro superficie: una leggenda locale vuole che si tratti dei pestelli in cui le streghe preparano le loro pozioni triturando erbe e altre sostanze misteriose. Guardate poi nell’acqua, accanto alla roccia che sporge evidente nel lago: vedrete scolpito sulla superficie di una pietra poco sotto il pelo dell’acqua un simbolo molto diffuso in queste montagne e in tutte le aree anticamente popolate dai Celti, è una sorta di rosone, un tipo di simbolo solare, un segno magico molto potente.

Ecco invece una favola per tutti che piacerà ai bambini ma anche ai grandi, perché è piena di buon senso.
C’era una volta qui nei dintorni una volpe che si era messa in società con un lupo per saccheggiare le provviste che i montanari tenevano nelle cantine.
I due passavano di casale in casale, rubavano le provviste e si dividevano tutto da buoni soci, finché una sera non giunsero a una casa dove, arrivando, annusarono un ottimo profumo di latte e formaggio.
Zitti zitti entrarono nella cantina passando da una finestra piccolissima. Appena dentro, trovando tutto quel ben d’iddio e avendo una fame da lupi (e da volpi) si gettarono sul cacio mangiando tutto quello che trovarono.
O meglio, il lupo mangiava tutto quello che trovava mentre la volpe, ad ogni boccone, andava a vedere se sarebbe ancora passata dalla stretta finestrella. 
Con tutto il trambusto che facevano non passò molto che il montanaro scese in cantina e vide i due ladri.

La volpe, che era stata attenta a non mangiar troppo da non poter più passare dalla finestra, con un balzo scappò via mentre il lupo, che aveva passato le ultime ore a mangiare, provò a fare altrettanto ma avendo la pancia piena rimase incastrato. Il montanaro lo afferrò e con un bastone gli dette tante di quelle botte che il lupo a mala pena riuscì a fuggire malconcio.
Il lupo dolorante scese al torrente per rinfrescarsi e curarsi le ferite: la volpe, dal canto suo, uscì dal nascondiglio tra i cespugli e temendo che il lupo se la sarebbe presa con lei per non aver preso altrettante botte si avvicinò verso di lui gridando: “Ahi ahi che dolore, ahi ahi, quante botte ho preso”. Il lupo preoccupato da questi lamenti chiese: “Che ti è successo amica mia?”. “Il montanaro me ne ha date di santa ragione con quel suo legno nodoso”. Il lupo ebbe compassione e le disse: “Povera volpe, monta su di me che ti porto via”. Così fece e lungo il sentiero si poteva sentire la volpe canticchiare:
“Ni nan ni nan, al malado al porta al san”
che dal dialetto dell’Appennino Modenese si potrebbe tradurre in:
“Nino nano nino nano oggi è il malato che porta il sano”.