I faggi e il lago

Al Lago Santo parmense, tra i boschi della strega Lucabagia

Tra le cime delle montagne parmensi si racconta che la strega Lucabagia accenda dei fuochi nel bosco per attirare i viandanti che si sono attardati nel loro cammino; essi, vedendo una luce nell’oscurità tra gli alberi e immaginando di trovare una casa o un gruppo di pastori, vi si precipitano addentrandosi sempre più nel fitto della forest finché, quando sono ormai disorientati e stanchi, la luce si spegne, e la strega inizia la caccia. A volte però la salvezza giunge in forma di magica capra bianca che con il suo campanaccio al collo guida il viandante verso il passo del Cirone, dove il fortunato viandante scampa finalmente il pericolo. Si racconta anche del Baffardello, che intreccia le code dei cavalli, e del serpente-drago chiamato Régle che si aggira tra i campi inondati dal sole d’estate. Questo è un viaggio nelle terre tra Lunigiana e Appennino, tra culture antichissime e natura incontaminata a due passi da Parma e dalla Pianura.

Lagdei e il rifugio Mariotti
Il punto di partenza è il grande rifugio Lagdei, facilmente raggiungibile in auto e con un grande parcheggio che nelle domeniche d’estate diventa addirittura insufficiente. Qui c’è un grande rifugio-albergo con ristorante. Da qui parte anche una seggiovia, monoposto e un po’ vecchiotta, rimessa in funzione nel Luglio 2015 dopo un lungo arresto e utilizzabile per salire senza sforzo al Lago Santo.
Nei dintorni ci sono ampi prati e anche un bel Percorso Natura adatto a carrozzine, passeggini e sedie a rotelle; lungo un tragitto di alcune centinaia di metri perfettamente attrezzato con passerelle e corrimano si possono osservare i principali paesaggi della montagna appenninica, come la foresta, la pietraia e la torbiera; alcuni cartelli raccontano di animali e piante e alcuni giochi interattivi facilitano la scoperta degli ecosistemi di montagna.


Dal Rifugio Lagdei si segue il segnavia 727 e poi 723 per Lago Santo e Rifugio Mariotti: i cartelli indicano 45 minuti ma in effetti meglio considerare un’ora circa con i bambini, il percorso è abbastanza in salita anche se il sentiero è sempre abbastanza agevole e sempre al fresco della foresta. Si attraversa una secolare faggeta fino al limite della antica morena, da dove già si intravede il blu del lago.
Il sentiero termina al rifugio Mariotti, letteralmente a ridosso del lago: qui consiglio una sosta, magari per la notte, ma sicuramente per mangiare: in tutta la mia esperienza di rifugi appenninici non ricordo una cena più buona di quella del Mariotti.
Dal rifugio un sentiero breve ma un po’ da cercare fa il giro del lago, lo consiglio soprattutto al tramonto.

Sempre da qui si prosegue lungo il sentiero 723 per il monte Marmagna, la cima più alta di questo tratto di Appennino: la salita è bella e varia, si passa per boschi di faggio e poi di abete, infine si attraversa un’ampia conca a prati fino al crinale, che si segue verso la cima; la salita richiede un’ora, un’ora e mezza a velocità di bambino, è bella e varia ma può essere calda nelle ore centrali d’estate.
Dal rifugio Mariotti si può tornare a Lagdei dal sentiero di salita o chiudendo un anello con un sentiero facile ma un po’ più lungo, identificato come sentiero panoramico (segnavia 723A).

Tra preistoria, storia e leggenda
Mario Ferraguti è uno scrittore di Parma. Mario è tornato sui passi della sua infanzia in Appennino, alla ricerca di un modo quasi scomparso in cui la realtà che percepiamo con i sensi si confonde con un’altra realtà fatta di esseri notturni e spiriti della natura. I suoi libri raccontano di vecchie storie, di spiriti che intrecciano le code ai cavalli e degli streghi appollaiati sugli alberi, ma soprattutto raccontano di questa terra e della sua gente.

Raccontano anche la storia della strega Lucabagia che con le loro luci attira i viandanti nel fitto della foresta, per poi spegnere la fiaccola e lasciare lo sventurato senza possibilità di ritorno; per fortuna la capra bianca compare spesso in aiuto del disperato, guidandolo con il suo campanaccio verso la salvezza. In molti giurano di aver visto la capra bianca portare qualcuno in salvo nei pressi del passo del Cirone, guidandolo alla chiesetta e da qui alla strada del passo.
In effetti queste terre ne hanno visti davvero tanti di viandanti; per secoli si passava di qui viaggiando tra Roma e i paesi d’Europa, soprattutto la Francia, la Spagna e la lontana Inghilterra. Qui transitava la Via Romea, o Via Francigena, a seconda che si andasse verso Roma o verso la Francia: il paese toscano di Pontremoli e quello parmense di Berceto raccontano storie di pellegrini, di ponti da traversare, di ospedali dove rifocillarsi nel lungo cammino, di castelli a difesa dei passi.
Ma queste terre hanno convissuto con gli uomini già millenni prima dell’epoca dei castelli. Secoli prima della costruzione delle prime piramidi in Egitto un popolo dedito alla pastorizia e all’agricoltura viveva in Lunigiana: queste genti di stirpe Ligure abitavano queste terra da sempre, prima ancora delle invasioni indoeuropee e certamente molto prima dell’arrivo degli Etruschi. Come molti popoli del mondo anche i Liguri consideravano sacro il ricordo degli antenati e in loro onore ne scolpivano le sagome nella pietra, erigendo file di statue in memoria di antichi capi, guerrieri e sciamani, uomini e donne. Le statue sono state ritrovate ovunque nelle terre di Lunigiana e oggi sono quasi tutte conservate nel museo di Pontremoli, certamente da visitare.
L’Appennino parmense è da sempre dominio della natura. In passato era una terra selvaggia; il nome del Monte Orsaro testimonia la presenza di orsi che, purtroppo, furono cacciati fino all’ultimo esemplare ucciso nel 1600. Oggi, grazie al Parco dei Cento Laghi e all’istituzione dell’Alta Via dell’Appennino che proprio qui individua la prima tappa, la natura sta lentamente tornando a dominare, nonostante l’incredibile affollamento delle domeniche estive; il lupo è sempre più presente e proprio in questa parte dell’Appennino ci sono importanti centri di studio del lupo appenninico.