Dai finestrini del treno dalla linea Faentina che collega Borgo San Lorenzo in Mugello con Marradi e poi Faenza in Romagna si ha una vista spettacolare di queste montagne selvagge ammantate di una coltre continua di foreste. Si stenta a credere che un secolo fa queste vallate fossero popolate da contadini e pastori, carbonai e minatori: un intero popolo che dall’anno 1887 potè sentirsi meno isolata, grazie alla innovativa linea ferroviaria che collegava il Mugello, e da questo Firenze e la Toscana, con Faenza, e da qui tutta la Pianura Padana.
Lunghezza: 11 Km
Dislivelllo: 700 mt
Tempo di percorrenza: 3,5 ore
Difficoltà: medio (da 7 anni), facile se diretto da Gattaia
Posizione: Appennino Mugellano
Un popolo le cui tracce ormai ridotte a ruderi sopravvivono nel fitto della foresta. Tutto un intero popolo che naturalmente aveva bisogno di una stazione e di una scuola elementare.
Da più di mezzo secolo nessun treno si arresta più alla stazione di Fornello, che oggi si raggiunge a piedi da Gattaia. Noi però abbiamo scelto un percorso diverso e affascinante, con tratti alternativi e facili fuori sentiero, che risuona ancora delle voci di una civiltà scomparsa.
Il sentiero
Il percorso inizia dalle ultime case di Gattaia, un borghetto pochi chilometri a Nord di Vicchio del Mugello, al bivio per Ronta e Grezzanello. Qui si segue la strada a sinistra, in direzione Località Grezzanello, e dopo una breve salita già si intravedono le arcate della ferrovia Faentina.
Dopo poco si lascia la strada salendo sulla destra e seguendo le indicazioni per Capanna Galeotti e segnavia 332. Il sentiero sale ripido, a tratti molto ripidi e scivoloso (siamo in inverno e ha piovuto molto, il sentiero attraversa alcune frane), quindi continua immerso nel bosco che in questa stagione lascia penetrare lo sguardo oltre gli alberi sulle vallate che scendono dall’Appennino Mugellano.
Nella foresta di castagni e roverelle sono frequenti i segni di una lontana frequentazione: ruderi, carbonaie, muretti di contenimento, è evidente che questi boschi dall’aspetto impenetrabile sono cosa recente.
Siamo ora sul crinale, che nella parte finale è quasi senza dislivello; la vista è ampia e maestosa, tracce lungo il sentiero testimoniano la presenza del lupo. Arriviamo alla cosiddetta Capanna Galeotti per la curiosità di vedere quello che non c’è, a malapena si riconosce il rudere di qualcosa che c’è stato.
Ma non dobbiamo proseguire, anzi torniamo indietro di 50 metri per iniziare a scendere dove il pendio ripido verso Est sembra affilarsi in un crinale, inizialmente appena accennato ma che diviene ben marcato più in basso.
Questo tratto non è segnato, siamo in un fuori sentiero che in genere sconsiglio a chi non abituato. Tuttavia le tracce di sentiero sono in genere ben evidenti e comunque l’importante è non lasciare mai il crinale che scende verso Sud-Est, scendendo ripido verso la valle profondamente incisa dal torrente Muccione.
Verso la fine del crinale già si vedono, giù in basso, i binari uscire da una galleria e curvare seguendo il percorso del torrente.
Il crinale intercetta, senza possibilità di errore, il sentiero 356 (ex 56) che seguiamo verso destra. In breve un altro tratto della ferrovia diventa visibile, e con esso la stazione di Fornello.
Per raggiungere la stazione si lascia temporaneamente il sentiero e ci si dirige a vista verso di essa, facendo attenzione ad attraversare i binari (la linea è ancora attiva, per quanto i treni siano rari, soprattutto nei giorni festivi).
La stazione è affascinante da visitare: c’è il grande fabbricato viaggiatori, la torre dell’acqua per le cisterne delle locomotive a vapore, l’edificio scolastico, le strutture minori necessarie alla sopravvivenza della stazione come un piccolo borgo indipendente.
Dopo la visita si ritorna sul sentiero e vale la pena seguire il sentiero secondario, sempre segnato, che già subito sopra la stazione (con una bellissima vista dall’alto su di essa) raggiunge le miniere.
Si tratta di una ferrovia decauville industriale di circa 1 km, servita in passato per fornire il pietrisco per la massicciata, infine dismessa negli anni quaranta. Di questa piccola ferrovia rimangono due grossi frantumatori con i loro volani, i binari della decauville e i vagoncini ancora in posto.
Il sentiero secondario segue la linea decauville e scende di nuovo nei pressi della linea ferroviaria; passa sotto il grande viadotto consentendo di apprezzare la maestria di un’opera industriale tutta in pietra, più simile ad archi rampanti di una grande cattedrale gotica che al viadotto di una ferrovia.
Da qui il sentierino si raccorda rapidamente al sentiero principale 356, seguendo il torrente Moccione con le sue belle cascate fino al ritorno a Gattaia.
Il sentiero in generale non è difficile ma ha un tratto di salita iniziale che può essere abbastanza faticoso per un bambino, e un tratto ripido per la discesa su cui fare attenzione.
