Padri a riposo dietro la cascata dell'Abbraccio

La cascata dell’Abbraccio

Nel Mugello più profondo, che non è più Toscana ma non è ancora Romagna, esiste una piccola valle scavata da un torrente che racchiude come in uno scrigno un tesoro fatto di cascate, piccoli guadi, boschi ombrosi e una cascata che, magia, si può guardare da dietro l’acqua.
Il riferimento per accedervi è il passo della Colla di Casaglia, lungo la strada tra Marradi e Borgo San Lorenzo. Dal passo si segue la strada per Palazzuolo sul Senio e Passo della Sambuca per qualche chilometro; al primo tornante si incontra un ampio parcheggio sulla destra, località Prato all’Albero, dove si lascia la macchina; traversiamo la strada e iniziamo a salire la strada sterrata forestale che sale con poca pendenza.
Al culmine di questa, dopo venti minuti circa, si incontra la Capanna Marcone, piccolo rifugio in pietra sempre aperto; l’edificio si trova al limite del bosco ed è circondato da un ampio prato; all’interno c’è un bel camino, un grande tavolo di legno e quattro cuccette per bivaccare. Si tratta di un piacevole ricovero invernale e una comoda sosta estiva visto che fuori si trova un grande braciere e tavoli di legno. Capanna Marcone è decisamente un posto molto comodo dove venire anche solo a trascorrere una giornata o fare un picnic con i bambini.

Un luogo così tranquillo ha però visto intorno a se la morte e la guerra; nell’Agosto del ’44  fu teatro di una sanguinosa battaglia durante la quale i partigiani con grandi sacrifici riuscirono a respingere la fanteria tedesca.
Oggi invece Capanna Marcone sarà la dimora di gnomi e fate birichine che si sono divertite a nascondere dei dolcetti tra gli alberi e dietro i sassi del prato. Ogni bambino ha il suo dolcetto con il suo nome scritto sulla carta, e questo sarà il premio per la fatica che costerà (già lo sappiamo) il ritorno.

Torniamo all’attacco del sentiero qualche passo indietro e da qui inizia una ripida discesa lungo il Fosso dei Pianacci, un piccolo torrente affluente del Rovigo; lo costeggiamo in discesa senza particolari problemi, attraverso un denso bosco di faggi e castagni anche secolari, superando guadi mai difficili ma che in questa stagione (è un piovoso inverno) ci oppongono quel minimo di problemi che aiutano ad aguzzare l’ingegno e a da divertirci trovando le più varie soluzioni per non finire in acqua: un’avventura nell’avventura.

Lungo il sentiero si incontrano frequenti tane, potrebbero essere di scoiattoli, moscardini, ghiri, istrici e donnole. In cielo volteggia un gheppio che sembra seguirci da un pezzo.
Passiamo sulla destra di una grande cascata, l’acqua scivola una decina di metri più in basso sulle rocce lisce, è il caso di fare attenzione e tenere per mano i bambini più piccoli.
E finalmente arriviamo al vecchio mulino dei Diacci: i bambini sono incantati e divertiti, la discesa è stata veloce, è passata poco più di un’ora da quando abbiamo lasciato le macchine.

Oggi il torrente è in piena e il guado, di solito facile, è complicato da fare con i bambini; qualcuno si avventura comunque sull’altra sponda e da qui in pochi minuti di salita raggiunge la celebre cascata dell’Abbraccio; l’erosione degli strati di roccia più morbida ha lasciato una ampia caverna che passa proprio dietro la cascata, così che si ha l’esperienza rara di poter osservare una cascata da dietro.

Il ritorno si fa per lo stesso sentiero dell’andata ma essendo ora in salita, e visto che la fatica inizia a farsi sentire, i tempi si dilatano e alla fine saranno necessarie un paio di ore per tornare alla Capanna Marcone: la nostra giornata è iniziata molto presto e siamo tranquilli.

Favole e leggende
A metà del percorso si incontra la Fonte Betta, nota per una storia romantica e triste come solo le storie d’amore sanno essere.
Tanto tempo fa viveva nelle vicinanze di questa fonte una giovane splendida fanciulla di nome Elisabetta; la ragazzina era la figlia di un nobile del luogo, signore del vicino castello di Lozzole, tale Sigismondo lo Sgerro noto, come testimoniato dal suo sinistro soprannome, per il suo terribile carattere furioso e vendicativo.
Era terribile con tutti ma amava la sua splendida figlia con un sentimento dolce quanto assoluto.
La fanciulla viveva tranquilla nel castello del padre, ignara che questi l’avesse promessa in sposa a un suo fedele compagno di battaglie, più vecchio di lei di molti anni, Arnolfo lo Sfregiato Conte di Fornazzano.
Appena la fanciulla avesse compiuto 14 anni le nozze sarebbero state celebrate nello stesso castello del padre.
Il destino, però, bussò un giorno alla porta del castello di Sigismondo nelle vesti di un giovane trovatore, cioè un musicista e cantastorie girovago, chiamato Gualberto da Susinana. Di bell’aspetto, simpatico, allegro, andava cantando gesta eroiche che accendevano gli animi dei guerrieri, e gesta amorose che infiammavano i cuori delle fanciulle.
La fanciulla più emozionata era anche la più bella, proprio lei, Elisabetta, che certo non passò inosservata ai giovani occhi del menestrello.
I due giovani si innamorarono, e presto si giurarono eterna fedeltà.
Il matrimonio con lo Sfregiato, però, ancora incombeva sulla felicità dei due giovani e un giorno la fanciulla approfittò dell’assenza dei fratelli e del padre per recarsi, accompagnata dalla badante, ad un appuntamento segreto lungo questo Fosso dei Pianacci dove si scambiarono nuovamente la loro promessa d’amore e decisero il giorno della fuga insieme.
Ma un servo del padre venne a conoscenza del fatto e lo riferì a Sigismondo il quale, insieme ai fratelli della fanciulla, tese una trappola al menestrello allo stesso Fosso dei Pianacci dove era fissato l’incontro per la grande fuga.
Quando Gualberto arrivò non vide nessuno ma sentì solo il lancinante dolore delle pugnalate che lo colpivano alle spalle finché, esangue, cadde morto sul greto del torrente.
La fanciulla aveva intuito qualcosa e arrivò al torrente trovando l’amato morto; il dolore era troppo grande per essere sopportabile ed ella si uccise con il suo stiletto mantenendo fede la giuramento.
Il padre non trovando la figlia in casa corse di nuovo al torrente con un cupo presentimento, ma era troppo tardi: come nella storia di Romeo e Giulietta, anche i due amanti del Fosso dei Pianacci erano morti insieme.
La terra stessa volle piangere la sorte dei due amanti e le sue lacrime generarono la sorgente che vediamo oggi: Fonte Betta ricorda appunto la sfortunata Elisabetta.

Prolungare la gita
Sopra la cascata dell’Abbraccio c’è il rifugio i Diacci, aperto nei fine settimana e d’Estate (chiamare, perché in inverno sono chiusi del tutto). Dalla cascata dell’Abbraccio la salita al rifugio è breve anche se un po’ ripida, con i bambini più piccoli vale sicuramente la pena pernottare e spezzare in due giorni il percorso.
Al passo della Calla la Locanda della Colla (tel. 0558405013) è un ottimo posto per assaporare la cucina tosco-romagnola bagnata da sangiovese.